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⌥ I nazisti con lo zainetto

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Hanno quattordici, quindici, sedici anni. Vanno a scuola, tornano a casa, accendono il computer. E giocano ai nazisti. Solo che il gioco, a un certo punto, smette di essere un gioco. L’operazione antiterrorismo che ha coinvolto diciassette giovanissimi, quattordici dei quali minorenni, racconta qualcosa che dovrebbe farci non tanto riflettere, ma proprio paura. Chat suprematiste, propaganda hitleriana, istruzioni per fabbricare ordigni, progetti di attacchi contro sinagoghe, moschee e scuole.

Abbiamo passato anni a raccontarci che certe parole erano soltanto parole. Una svastica, una battuta sugli ebrei, Hitler trasformato in meme, il saluto romano fatto per scherzo. Ragazzate, si dice. Poi le ragazzate crescono. Imparano a costruire bombe.

Forse dovremmo smetterla di considerare l’odio una specie di acne adolescenziale destinata a passare da sola. Perché questi sono nazisti con lo zainetto. E nello zainetto, qualche volta, insieme ai libri di scuola può cominciare a esserci qualcosa di molto più pericoloso.