Il 16 ottobre 1943 i nazisti rastrellarono il Ghetto di Roma e deportarono 1.259 persone. Ne tornarono sedici. Ottantatré anni dopo, Roma ha ricordato quella giornata con tanto di corone, discorsi, autorità e il consueto «mai più» che ormai ha una durata di conservazione inferiore a quella dello yogurt.
Al Ghetto la delegazione dell’Anpi è stata contestata e allontanata. Un tempo i partigiani difendevano gli ebrei dai nazisti mentre oggi i loro eredi politici devono fare i conti con la sfiducia – e la rabbia – di gran parte degli ebrei. Forse, dico forse, qualche domanda sarebbe opportuna.
Intanto, nelle strade della stessa città, studenti scesi in piazza per chiedere una scuola migliore bruciavano una bandiera israeliana.
Evidentemente la lezione di storia prevedeva un’esercitazione con il fuoco. Una coincidenza di date impressionante. Da una parte si commemorano gli ebrei morti, dall’altra si incendia il simbolo dello Stato degli ebrei. In mezzo, l’Anpi che viene cacciata dal Ghetto. Il 16 ottobre, insomma, siamo tutti con gli ebrei. Purché siano quelli del 1943.

