C’è una nuova frontiera della letteratura impegnata: scrivere romanzi, incassare i diritti d’autore e finanziare organizzazioni terroristiche. Sally Rooney, celebratissima scrittrice irlandese, ha annunciato che continuerà a destinare i suoi guadagni a Palestine Action, organizzazione dichiarata terroristica dal governo britannico. Risultato: il suo editore sospende la vendita dei libri nel Regno Unito. Una tragedia culturale, naturalmente. Per i terroristi, soprattutto, che rischiano di perdere un finanziatore.
Rooney è una scrittrice di successo, tradotta, premiata, osannata. Adesso inaugura un nuovo genere letterario: il romanzo a sostegno della causa. Chissà se ai festival culturali le riserveranno venticinque minuti di applausi in piedi, magari con qualche lacrima di commozione. Chissà se qualche prestigiosa giuria penserà di premiarla per il coraggio civile. Chissà se qualcuno, tra un brindisi e una presentazione, troverà il tempo di domandarle dove finiscano esattamente i soldi dei suoi lettori.
Intanto il mondo letterario, così pronto a indignarsi per una virgola politicamente scorretta, sembra avere perso la voce ma forse perché sta preparando la standing ovation. Venticinque minuti, mi raccomando. Meno sarebbe una mancanza di rispetto.

