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⌥ Il Nobel ai maranza

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Scrive un amico, uomo di magnifici silenzi che dimostrano l’esistenza di un pensiero vero: «Sono convinto che Hitler sia stato molto sfortunato. Una sciagura per gli altri, certo, ma anche per sé. Fosse vissuto ai nostri giorni, gli avrebbero conferito il Nobel per la pace. Che invece va alle sue nipotine… Gente che il nonno austriaco avrebbe affogato da piccole, come si faceva coi gattini».

Riflessione feroce, certo. Eppure, osservando certe candidature alla santità laica, viene il sospetto che il mio amico abbia colto qualcosa dello spirito dei tempi.

E perché non assegnare il prossimo Nobel per la pace ai maranza francesi? Gioventù scapestrata, ribelle, allergica alle regole e innamorata del fuoco. Bruciano automobili, devastano quartieri, sfidano la polizia. Insomma, possiedono tutte le credenziali per essere celebrati come avanguardie della libertà. In fondo, per diventare eroi del nostro tempo basta trovare qualcuno disposto a chiamare protesta la violenza, resistenza la sopraffazione e impegno civile il gusto di mandare tutto a fuoco. A Oslo preparino le medaglie. E, per prudenza, chiamino i pompieri.