Tutti insieme appassionatamente. Il generale Vannacci voterà contro il ddl sull’antisemitismo. Come i Cinque Stelle e come Avs. È una scena che meriterebbe una fotografia: l’uomo che doveva incarnare la destra più destra della destra si ritrova sottobraccio alla sinistra più sinistra della sinistra, finalmente uniti da qualcosa: il no a una legge contro l’antisemitismo.Il Campo largo, evidentemente, ha proprietà sorprendenti. Si allarga e si restringe come un abito cucito da un sarto sotto l’effetto di droghe pesanti: dentro ci stanno Conte, Fratoianni, Bonelli e adesso pure Vannacci. (E c’è da dire che si meritano l’un l’altro).
Il generale spiega che offendere un ebreo non può essere più grave che offendere un cristiano, un musulmano o un buddista. Argomento formidabile, se solo il ddl dicesse questo. Peccato che non lo dica. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che l’antisemitismo ha una storia, una specificità e soprattutto un presente piuttosto ingombrante e che proprio in questi anni – dopo la strage del 7 ottobre – è tornato ululante nelle piazze, nelle università, sui muri e nelle minacce. Ma Vannacci ha scelto. Da una parte il ddl contro l’antisemitismo. Dall’altra Cinque Stelle e sinistra radicale. Il generale, senza esitazioni, si è messo in fila. Compagni, fate posto.