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⌥ La sociologa del sacco

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A Marsiglia (come a Parigi ma anche a Milano, Torino e Roma) i maranza devastano negozi, sfondano vetrine, saccheggiano quello che trovano. Guai però a chiamarli delinquenti. Sono giovani disagiati, vittime dell’esclusione sociale, creature fragili che esprimono attraverso l’esproprio delle scarpe da ginnastica il proprio tormento esistenziale.

Sociologi, antropologi e anime belle sono già al lavoro e ci insegnano che bisogna comprendere, contestualizzare, interrogarsi sulle periferie, sulle disuguaglianze, sulle ferite del colonialismo. Se poi fra i negozi devastati ci sono quelli di commercianti ebrei (come appunto a Marsiglia), qualcuno denuncia persino una selezione religiosa. Ma per carità, non traiamo conclusioni affrettate, potrebbe trattarsi – anzi, di sicuro si tratta – di un disagio con preferenze confessionali.

Naturalmente i teorici della comprensione universale abitano a debita distanza dalle vetrine infrante. Sarebbe interessante osservarne la sensibilità antropologica se i giovani oppressi decidessero di esprimere il proprio malessere nei loro salotti, saccheggiando le loro librerie e portandosi via i loro computer. Perché il disagio sociale è una cosa meravigliosa. Soprattutto quando a pagarlo sono gli altri.