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⌥ Non penso niente

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Francesca Albanese pensa moltissimo. Pensa a Israele, naturalmente. Pensa al sionismo. Pensa a Gaza. Pensa al governo israeliano, all’esercito israeliano, alle responsabilità dell’Occidente. Pensa persino al disegno di legge contro l’antisemitismo, sul quale ha idee così chiare da definirlo «incostituzionale».Poi le chiedono di Mohammad Hannoun.E il pensiero, prodigiosamente, si spegne.«Non penso niente», risponde Albanese. Glielo chiedono di nuovo. Stessa risposta: «Non penso niente».

Hannoun è l’uomo sul quale la procura di Genova ha appena concluso le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas. Le accuse sono gravissime e naturalmente dovranno essere provate nelle sedi giudiziarie. Proprio per questo sarebbe interessante sapere che cosa ne pensi una persona che sul conflitto israelo-palestinese ha opinioni su praticamente tutto.Niente.È una parola meravigliosa, questo «niente».

Perché Albanese avrebbe potuto dire: aspettiamo i giudici. Avrebbe potuto condannare in linea di principio qualsiasi finanziamento ad Hamas. Avrebbe potuto ricordare che ogni imputato è innocente fino a sentenza definitiva. Poteva dire cento cose prudenti, sensate, perfettamente legittime.Ha scelto di non dirne nessuna.Ed eccolo, allora, il misterioso confine del pensiero di Francesca Albanese. Vasto quando davanti c’è Israele. Improvvisamente deserto quando la domanda diventa Hannoun.