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Israele. Record di export: 169 miliardi di dollari anche in tempo di guerra

L’alta tecnologia traina la crescita e l’Asia diventa un mercato sempre più strategico per l’economia

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Israele. Record di export: 169 miliardi di dollari anche in tempo di guerra

L’economia israeliana continua a sorprendere anche in una delle fasi più difficili della sua storia recente. Nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto il valore record di 169 miliardi di dollari, superando sia le previsioni del ministero dell’Economia, che si fermavano a 165 miliardi, sia il precedente massimo storico di oltre 166 miliardi registrato nel 2022. Un risultato che arriva dopo oltre un anno e mezzo di guerra, in un contesto di forte instabilità regionale e di crescenti pressioni economiche e diplomatiche nei confronti di Israele.

I dati diffusi dall’Amministrazione per il commercio estero del ministero dell’Economia mostrano un sistema produttivo che ha saputo compensare le difficoltà incontrate da alcuni comparti tradizionali con la straordinaria capacità di crescita dell’industria tecnologica. Software, servizi digitali, ricerca e sviluppo, cybersecurity e innovazione hanno rappresentato il motore principale dell’espansione dell’export, confermando ancora una volta come il settore hi-tech continui a essere il pilastro dell’economia israeliana. Più difficile, invece, l’andamento di industrie storiche come quella chimica e farmaceutica, che hanno risentito della contrazione di alcuni mercati europei.

Il dato assume un significato ancora più rilevante se inserito nel quadro internazionale degli ultimi due anni. Dopo il 7 ottobre 2023 Israele ha dovuto affrontare una guerra prolungata contro Hamas, il confronto con Hezbollah sul fronte settentrionale, la crescente minaccia iraniana e, parallelamente, una campagna di boicottaggio economico e politico promossa da diversi movimenti ostili allo Stato ebraico. In questo scenario molti osservatori avevano previsto un forte rallentamento dell’economia israeliana. I numeri raccontano invece una realtà più complessa, nella quale la capacità di innovazione continua ad attrarre domanda internazionale.

Un altro elemento significativo riguarda la progressiva diversificazione geografica delle esportazioni. Se in passato Europa e Stati Uniti rappresentavano quasi esclusivamente gli sbocchi commerciali privilegiati, oggi il peso dell’Asia cresce costantemente. Le esportazioni verso l’India sono aumentate di circa il 7 per cento, mentre incrementi importanti sono stati registrati anche in Vietnam, Filippine, Thailandia e Giappone. Colpisce inoltre il balzo della Serbia, dove l’export israeliano è cresciuto di circa un terzo nell’ultimo anno e dove il governo intende aprire una nuova missione economica.

Il ministro dell’Economia Nir Barkat ha interpretato questi risultati come la dimostrazione della solidità strutturale dell’economia israeliana e della sua capacità di continuare a competere sui mercati internazionali anche durante una fase eccezionale. L’obiettivo dichiarato dal governo è particolarmente ambizioso: portare il valore delle esportazioni israeliane fino a mille miliardi di dollari nell’arco dei prossimi vent’anni, puntando soprattutto sull’espansione dei servizi tecnologici e sull’apertura di nuovi mercati.

A sostenere questa strategia contribuisce anche la rete diplomatica commerciale di Israele. Le 55 missioni economiche già operative nel mondo hanno favorito nel solo 2025 accordi commerciali per circa 1,2 miliardi di dollari. Nei prossimi mesi ne saranno inaugurate altre cinque, a Miami, Buenos Aires, Atene, Belgrado e Addis Abeba, portando il totale a sessanta uffici. L’intenzione è rafforzare ulteriormente la presenza israeliana nelle economie emergenti e consolidare i rapporti con quei Paesi che continuano a considerare l’innovazione israeliana un partner strategico.

Il nuovo record dell’export conferma così una caratteristica che accompagna Israele ormai da decenni. Le crisi geopolitiche possono rallentare alcuni settori, aumentare i costi e modificare gli equilibri commerciali, difficilmente riescono però a intaccare il principale vantaggio competitivo del Paese, fondato sulla ricerca scientifica, sul capitale umano e sulla capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in crescita economica.