Home > Attualità > Israele, la felicità al di là di ogni previsione

Israele, la felicità al di là di ogni previsione

Famiglia, appartenenza, tradizione e senso della comunità spiegano un dato che continua a sorprendere anche dopo il trauma del 7 ottobre

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 4 min
Israele, la felicità al di là di ogni previsione
Iimmagine generata con AI

Nel mese di marzo di ogni anno il World Happiness Report, pubblicato dal Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford in collaborazione con Gallup e altri partner internazionali, presenta la graduatoria dei paesi più felici al mondo. Israele è costantemente presente tra i dieci paesi più felici al mondo. Sia nel 2025 sia nel 2026 è all’ottavo posto, il che continua a stupire visto che gli israeliani sono reduci dal terribile trauma delle atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre. Per non parlare della tragedia degli ostaggi detenuti nei tunnel di Gaza, tema che ha tenuto il paese col fiato sospeso fino a gennaio del 2026. Come se non bastasse, Israele si è trovato impegnato, dal 7 ottobre, su sette diversi fronti: come si fa a essere felici in un simile contesto?

A differenza dell’impostazione occidentale basata sul benessere materiale, Israele ha costruito un modello di coesione sociale composto dalla famiglia, l’appartenenza al gruppo e tradizioni plurisecolari collegate direttamente o indirettamente alla inimitabile religione ebraica nella sua unicità. Procediamo con ordine.

Famiglia. Il tasso di natalità degli israeliani è alto e non solo nelle famiglie ultraortodosse che arrivano facilmente a otto o dieci figli. Anche tra i laici le famiglie con tre o più figli sono tutt’altro che rare. Questo fa sì che Israele sia un paese giovane. Ritornando al World Happiness Report, nella fascia della popolazione sotto i 25 anni, Israele passa dall’ottavo al terzo posto come tasso di soddisfazione.

Un gruppo familiare può facilmente arrivare a trenta-quaranta persone tra figli, genitori, zii, cognati, nonni, cugini e così via. Immaginiamo le ricorrenze per le quali il gruppo si riunisce: per incominciare il venerdì sera si accoglie l’arrivo dello Shabbat, il mitico sabato ebraico che la tradizione equipara a una sposa. Poi i compleanni, i Brit Milà (la circoncisione dei maschi all’ottavo giorno dalla nascita), i Bar e Bat Mitzvà, gli eventi scolastici, i matrimoni e avanti così. Chiaro che non ci sono solo ricorrenze felici, ma il gruppo accompagna con fierezza un membro della famiglia nel suo ultimo viaggio.

Appartenenza. Il servizio militare crea legami indissolubili per la vita tra coloro che fanno il servizio militare e ancora di più per i fratelli in armi, ovvero coloro che affrontano il nemico in battaglia. Il giorno dell’arruolamento porta tutto il gruppo familiare a una presenza solenne per salutare il giovane o la giovane che si accinge a servire la nazione. Tra questi c’è una categoria particolare: i soldati soli, ovvero coloro che dall’estero arrivano volontari a prestare servizio militare. Non hanno la famiglia accanto, ma il popolo si stringe intorno a loro. Commovente fino alle lacrime la partecipazione di centinaia di persone ad accompagnare, nel viaggio verso il cielo, un soldato che ha sacrificato la propria vita per la difesa del popolo.

Le festività religiose e nazionali: Capodanno, Yom Kippur, Sukkot (la Festa delle Capanne), Hanukkà, il Capo d’anno degli alberi, Purim (il carnevale che è un’invenzione ebraica), la Pasqua con l’uscita dall’Egitto (la festa della libertà), Yom HaShoah, durante il quale una sirena ricorda le vittime della Shoah, il giorno dell’indipendenza ecc.

Tutti questi fenomeni creano coesione, uno scopo comune, un patto morale che porta motivazione e dà un senso all’esistenza.
Non si può non ricordare la cerimonia del matrimonio, con gli sposi e i familiari più stretti presenti sotto il baldacchino. Alla presenza del rabbino che ufficia la cerimonia vengono recitate sette benedizioni. La settima, quella conclusiva, loda l’Onnipotente per la gioia, la felicità degli sposi e la redenzione di Gerusalemme. Vale riflettere sulla parola gioia alla quale la lingua ebraica dedica sette sinonimi: simcha, hedva, rina, gila, tsahala, ditsa, sasson. Sinonimi che creano una corazza atta ad accompagnare il popolo nel viaggio della vita.