Ahmed al-Sharaa sta costruendo un nuovo esercito siriano e Israele comincia a chiedersi quale sarà il suo vero obiettivo quando quel processo sarà completato. Secondo valutazioni della sicurezza israeliana, una quota rilevante delle risorse disponibili a Damasco, comprese entrate fiscali e aiuti internazionali, viene destinata alla creazione di forze armate regolari e all’acquisizione di nuovi sistemi d’arma. Una scelta che sta attirando crescente attenzione a Gerusalemme, mentre il presidente siriano consolida il proprio potere e cerca contemporaneamente legittimazione in Occidente e nel mondo arabo.
Il progetto va oltre il semplice riordino delle formazioni che contribuirono alla caduta di Bashar al-Assad. Damasco sta cercando di ricostruire una catena di comando nazionale, incorporando formazioni che per anni hanno combattuto autonomamente. Anche l’integrazione delle Forze democratiche siriane, a maggioranza curda, ha compiuto progressi significativi nel corso del 2026, pur continuando a provocare tensioni nel Nord-Est del Paese.
È sul possibile impiego futuro di questo apparato militare che le valutazioni israeliane diventano più significative. Secondo fonti della sicurezza citate dalla stampa israeliana, al-Sharaa potrebbe rivolgere inizialmente le proprie forze contro Hezbollah in Libano e contro le milizie sciite filo-iraniane presenti in Iraq, due componenti fondamentali della rete costruita da Teheran negli ultimi decenni. L’ostilità tra il nuovo potere siriano e Hezbollah ha radici profonde: il movimento libanese intervenne militarmente al fianco di Assad durante la guerra civile, combattendo proprio le forze dalle quali è emersa l’attuale leadership di Damasco.
Il fattore tempo potrebbe essere decisivo. Gli Stati Uniti stanno completando il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq, previsto entro la fine di settembre, mentre alcune delle più potenti milizie filo-iraniane hanno già fatto sapere di non avere intenzione di deporre le armi. Una minore presenza americana modifica gli equilibri regionali e potrebbe offrire a Damasco margini di iniziativa prima impensabili.
Al-Sharaa si muove intanto su più tavoli. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercano di attrarre la Siria nella sfera sunnita moderata, investendo nel nuovo governo e tentando di allontanarlo definitivamente dall’Iran. L’Europa, con la Germania particolarmente interessata alla stabilizzazione del Paese, vede invece nella ricostruzione siriana anche la possibilità di creare le condizioni per il ritorno di una parte dei rifugiati.
Più complesso resta il rapporto con la Turchia. Ankara ha avuto un ruolo determinante negli equilibri che hanno accompagnato la nascita della nuova Siria, ma al-Sharaa mostra l’ambizione di evitare che il Paese diventi un semplice satellite turco. La costruzione di un esercito nazionale serve anche a questo, restituire a Damasco la capacità di decidere autonomamente i propri rapporti di forza.
Per Israele nasce così un dilemma. Una Siria capace di contrastare Hezbollah e le milizie iraniane potrebbe contribuire a spezzare definitivamente il vecchio corridoio strategico attraverso il quale Teheran proiettava la propria influenza verso il Mediterraneo. La stessa Siria, una volta consolidata e militarmente più forte, potrebbe però trasformarsi in una nuova minaccia sul confine settentrionale.
Fonti della sicurezza israeliana sostengono inoltre che Gerusalemme abbia lasciato sfuggire una fase favorevole per raggiungere intese con al-Sharaa, quando il nuovo leader era ancora debole e alla ricerca di riconoscimento internazionale. È una valutazione interna all’apparato israeliano, destinata inevitabilmente a entrare nel dibattito sulle scelte compiute verso Damasco.
La Siria che emerge dalle rovine della guerra civile resta per ora un Paese economicamente fragile, e il suo nuovo esercito è ancora lontano dall’essere una forza paragonabile a quelle delle principali potenze regionali. Il cambiamento di direzione, però, è ormai visibile.
Per questo Israele sta aumentando l’attenzione sulle capacità, sull’organizzazione e sugli armamenti delle nuove forze siriane. Al-Sharaa oggi considera Iran e Hezbollah avversari. A Gerusalemme sanno che gli equilibri mediorientali cambiano rapidamente e che l’esercito costruito per combattere il nemico di oggi può avere, domani, un’altra destinazione.