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Israele dopo le elezioni: otto scenari per uscire dallo stallo politico

Netanyahu ed Eisenkot cercano una maggioranza alla Knesset. Decisivi i partiti arabi, gli ultraortodossi e le possibili alleanze trasversali

Michael Sessler

Tempo di Lettura: 5 min
Israele dopo le elezioni: otto scenari per uscire dallo stallo politico
Iimmagine generata con AI

Mentre vengono scritte queste righe, stanno emergendo nuove idee; scenari che fino a poco tempo fa sembravano impossibili diventano plausibili e fattori esterni diventano, talvolta nel giro di poche ore, più o meno rilevanti.

Il sistema politico è in continuo movimento. Le opzioni illustrate di seguito devono quindi essere considerate una fotografia della situazione attuale, che potrebbe cambiare rapidamente con l’avanzare delle trattative e il consolidarsi delle posizioni dei diversi partiti.
Il punto di partenza è uno stallo politico evidente:

* Blocco Netanyahu: 53 seggi
* Blocco del cambiamento: 48 seggi
* Lista Comune: 11 seggi
* Ra’am: 8 seggi

Nessuno dei due blocchi dispone della maggioranza di 61 seggi. Il centro della partita si sposta quindi dalle urne al negoziato politico.

1. Netanyahu forma un governo grazie a un alleato aggiuntivo

Il blocco di Netanyahu dispone di 53 seggi e gliene mancano quindi otto per raggiungere la maggioranza.
La possibilità matematicamente più immediata è l’ingresso di una forza politica esterna al blocco.
Ra’am, che dispone di otto seggi, consentirebbe di raggiungere esattamente quota 61.
Dal punto di vista politico, tuttavia, si tratterebbe di un’operazione estremamente complessa, che richiederebbe un cambiamento significativo delle posizioni di alcuni degli alleati di Netanyahu.

2. Eisenkot forma un governo con i partiti arabi

Il blocco del cambiamento dispone di 48 seggi.
L’aggiunta della sola Ra’am porterebbe il totale a 56, un numero insufficiente.
L’ingresso sia di Ra’am sia della Lista Comune consentirebbe invece di raggiungere 67 seggi.
Si tratterebbe di una maggioranza numericamente chiara, ma accompagnata da ostacoli politici significativi all’interno dello stesso blocco del cambiamento.

3. Eisenkot e i partiti ultraortodossi

Un’altra possibilità consiste in un cambiamento delle alleanze dei partiti ultraortodossi.
L’ingresso di Giudaismo Unito della Torah e di Shas nel blocco del cambiamento consentirebbe di raggiungere esattamente 61 seggi:
48 + 7 + 6 = 61.
Questo scenario richiederebbe accordi approfonditi, soprattutto sulle questioni del servizio militare obbligatorio, dell’istruzione e dei finanziamenti pubblici.

4. Un governo di ampia unità nazionale

Un’altra possibilità è una collaborazione tra Yashar e Likud, insieme ad altri partiti del blocco del cambiamento o della destra.
Un governo di questo tipo potrebbe disporre di una maggioranza ampia e relativamente stabile.
La questione principale non sarebbe matematica, ma politica: chi guiderebbe il governo? Quale sarebbe il ruolo di Netanyahu? Sarebbe possibile raggiungere un accordo sull’alternanza alla guida dell’esecutivo oppure individuare un altro candidato condiviso?

5. Un governo di minoranza guidato da Eisenkot

Eisenkot potrebbe tentare di formare un governo che non disponga autonomamente di 61 parlamentari, contando sul fatto che uno o più partiti esterni alla coalizione ne consentano la nascita attraverso un sostegno parlamentare esterno oppure astenendosi nelle votazioni decisive.

6. Passaggio di parlamentari da uno schieramento all’altro o scissioni nei partiti

Entrambi gli schieramenti potrebbero cercare di attirare singoli parlamentari o gruppi appartenenti ai partiti del campo avversario.
Tuttavia, poiché a Netanyahu mancano otto seggi e al blocco del cambiamento ne mancano tredici per raggiungere autonomamente quota 61, il passaggio di un singolo parlamentare non risolverebbe lo stallo.
Sarebbe necessaria un’operazione più significativa: il trasferimento di un gruppo di parlamentari, di un’intera formazione politica oppure una scissione.

7. Un terzo candidato o nuove elezioni

Se nessuno dei due schieramenti riuscisse a formare un governo, potrebbe emergere il tentativo di costruire una maggioranza attorno a un candidato diverso, accettabile per una parte di entrambi i blocchi.
Se anche questo tentativo fallisse e non fosse possibile individuare una maggioranza parlamentare, tornerebbe sul tavolo l’ipotesi di nuove elezioni.

8. Degel HaTorah sostiene Eisenkot dall’esterno

Questa è una delle nuove possibilità più interessanti che stanno emergendo in queste ore.
Secondo le notizie diffuse oggi, sarebbero in corso colloqui preliminari e informali tra esponenti di Degel HaTorah e rappresentanti di Yashar.
In questa fase si parla di una possibile collaborazione parlamentare, non di una trattativa per l’ingresso di Degel HaTorah nel governo.
In uno scenario del genere, Degel HaTorah potrebbe rimanere fuori dalla coalizione, ma astenersi nelle votazioni decisive, consentendo così a un governo guidato da Eisenkot di nascere e rimanere in carica.
In cambio, potrebbero essere raggiunte intese sulle questioni del servizio militare obbligatorio, del sistema delle yeshivot (le scuole religiose ebraiche) e dei finanziamenti pubblici.
Le conseguenze politiche potrebbero essere rilevanti: non sarebbe necessario che tutti i partiti ultraortodossi passassero da uno schieramento all’altro.
Basterebbe che una parte di Giudaismo Unito della Torah — e in primo luogo Degel HaTorah — modificasse il proprio comportamento nelle votazioni parlamentari per alterare gli equilibri di forza alla Knesset.
Va sottolineato che, al momento, si tratta soltanto di contatti esplorativi e non di una decisione ufficiale di Degel HaTorah.

Il quadro politico

I risultati elettorali non hanno prodotto un vincitore dotato di una maggioranza chiara, ma un sistema nel quale alcuni attori politici relativamente piccoli possono diventare determinanti per la formazione del governo.
La questione centrale dei prossimi giorni, quindi, non sarà soltanto chi abbia ottenuto più seggi, ma chi riuscirà a costruire un sistema di accordi — di coalizione o di sostegno esterno — che gli consenta di ottenere una maggioranza alla Knesset e formare un governo.
Nella situazione che si è creata, anche un sostegno parlamentare esterno, un’astensione durante una votazione o un cambiamento di posizione di una parte di un gruppo parlamentare possono assumere un’importanza quasi equivalente all’ingresso formale in una coalizione di governo.
Nota redazionale — Da verificare prima della pubblicazione: la distribuzione dei seggi, la composizione dei blocchi (in particolare nello scenario 3), le notizie sui colloqui tra Degel HaTorah e Yashar e le condizioni istituzionali per la formazione di un governo di minoranza. Questi elementi sono stati mantenuti come nel testo originale, senza una verifica indipendente.