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Irlanda e sport. La sorella della presidente: boicottiamo Israele

A meno di due mesi dalla Nations League cresce la pressione sull’associazione calcistica irlandese. Se Dublino rinunciasse alle sfide rischierebbe pesanti sanzioni UEFA

Alessandro Carmi

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Irlanda e sport. La sorella della presidente: boicottiamo Israele

La campagna per escludere Israele dalle competizioni sportive internazionali trova un nuovo fronte in Irlanda. A meno di due mesi dalle due partite di Nations League tra le nazionali dei due Paesi, si intensificano gli appelli affinché la federazione calcistica irlandese rinunci a scendere in campo contro Israele.

L’ultima voce a unirsi alla protesta è quella di Margaret Connolly, attivista filopalestinese e sorella della presidente della Repubblica d’Irlanda, Catherine Connolly. Arrestata da Israele durante l’ultima flottiglia diretta verso Gaza, Connolly ha accusato lo Stato ebraico di «genocidio» e ha chiesto pubblicamente l’annullamento delle due sfide.«Come madre non posso ignorare le conseguenze catastrofiche dell’occupazione israeliana a Gaza», ha dichiarato, sostenendo che disputare gli incontri significherebbe «legittimare un regime che commette un genocidio».

L’attivista ha inoltre richiamato il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu, affermando che l’Irlanda sarebbe pronta ad arrestarlo qualora mettesse piede nel Paese. Connolly ha poi invitato il governo irlandese a intervenire direttamente sulla federazione calcistica, ricordando il precedente del 1999, quando Dublino tentò di impedire lo svolgimento della partita di qualificazione agli Europei tra Irlanda e Jugoslavia durante la guerra del Kosovo.

La pressione politica si inserisce in un contesto già fortemente deteriorato nei rapporti tra Israele e Irlanda. Negli ultimi mesi Dublino è diventata uno dei governi europei più critici nei confronti dello Stato ebraico, sostenendo numerose iniziative diplomatiche e giudiziarie contro Israele.

Sul piano sportivo, tuttavia, il margine di manovra è molto limitato. Le norme UEFA vietano infatti alle federazioni affiliate di rifiutarsi unilateralmente di disputare incontri ufficiali. Un eventuale forfait comporterebbe la sconfitta a tavolino e potrebbe tradursi in pesanti sanzioni disciplinari, fino all’esclusione dalle competizioni europee. Le due partite, se confermate, non si disputeranno comunque né in Israele né in Irlanda. Israele continua infatti a giocare le gare casalinghe in campo neutro per motivi di sicurezza, mentre anche la federazione irlandese ha già comunicato che ospiterà Israele in uno stadio fuori dal territorio nazionale, per ridurre i rischi legati alle manifestazioni di protesta.

Il caso conferma come il tentativo di isolare Israele stia investendo sempre più anche il mondo dello sport, trasformando competizioni internazionali in terreno di scontro politico ben oltre il rettangolo di gioco.