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Iran. Handala: una taglia sui militari della Marina

Il gruppo legato all’intelligence di Teheran sostiene di aver identificato 69 membri della Marina israeliana dopo il fermo della flottiglia per Gaza, ma emergono forti dubbi sull’autenticità dei dati diffusi

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Iran. Handala: una taglia sui militari della Marina

La guerra contro Israele si combatte ormai anche attraverso dossier pubblicati online, dati personali trasformati in armi e campagne di intimidazione costruite per diffondere paura molto oltre il campo di battaglia. È dentro questo scenario che si inserisce l’ultima operazione attribuita a Handala, collettivo hacker collegato all’Iran, che ha sostenuto di essere entrato in possesso delle informazioni personali di 69 militari israeliani coinvolti nell’intercettazione della Global Sumud Flotilla, la flottiglia partita dalla Turchia meridionale con l’obiettivo dichiarato di raggiungere Gaza sfidando il blocco navale israeliano.

Secondo quanto diffuso dal gruppo, i nominativi apparterrebbero a membri di Shayetet 13, l’unità d’élite della Marina israeliana specializzata in operazioni speciali. La pubblicazione dei dati sarebbe stata accompagnata da una promessa inquietante: una ricompensa di 100mila dollari per ciascun militare identificato. Un annuncio che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti della sicurezza informatica e delle autorità occidentali, anche perché la credibilità della presunta fuga di informazioni appare tutt’altro che solida.

https://www.jpost.com/Diverse verifiche indipendenti hanno infatti evidenziato incongruenze difficili da ignorare. Tra le persone inserite nell’elenco figurerebbero donne, ex appartenenti alle forze armate e individui che non risulterebbero avere alcun collegamento con Shayetet 13. Il quotidiano Jerusalem Post ha riferito che molti dei nominativi sembrano estranei all’unità d’élite indicata da Handala, mentre le stesse Forze di difesa israeliane hanno più volte chiarito che le donne non prestano servizio come combattenti operativi all’interno di Shayetet 13. Tutto questo rafforza il sospetto che ci si trovi di fronte a un’operazione di doxxing, cioè la diffusione pubblica di dati personali, costruita almeno in parte su informazioni errate o attribuzioni arbitrarie.

Il punto centrale, tuttavia, non riguarda soltanto l’attendibilità dell’elenco. Gli esperti osservano che l’episodio si inserisce in una strategia ormai consolidata. Handala utilizza regolarmente presunti furti di dati, documenti non verificabili, minacce e ricompense economiche per alimentare una pressione psicologica continua contro Israele, contro esponenti dell’opposizione iraniana e contro obiettivi ebraici in diversi Paesi.

Dietro il nome Handala non si nasconderebbe infatti un semplice gruppo di attivisti digitali. Secondo Check Point Research, una delle principali società mondiali di cybersicurezza, il collettivo farebbe parte dell’ecosistema operativo di Void Manticore, conosciuto anche con i nomi Red Sandstorm e Banished Kitten, struttura ritenuta collegata al ministero dell’Intelligence iraniano. Le sue attività combinano attacchi informatici, campagne di influenza e operazioni di propaganda progettate per amplificare l’impatto psicologico di ogni fuga di notizie.

Le autorità americane condividono una valutazione simile. Nel marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato il sequestro di quattro domini internet utilizzati, secondo Washington, nell’ambito di operazioni legate all’intelligence iraniana. Nella documentazione ufficiale si afferma che tali piattaforme venivano utilizzate per rivendicare intrusioni informatiche, pubblicare dati sottratti illegalmente e persino incitare all’uccisione di giornalisti, dissidenti e cittadini israeliani.

La vicenda dimostra quanto il confine tra cybersicurezza, guerra psicologica e propaganda sia diventato sottile. Anche quando le informazioni diffuse risultano parziali, manipolate o del tutto inattendibili, il semplice fatto di renderle pubbliche può produrre effetti concreti. Chi viene esposto online diventa un bersaglio. Chi legge resta con il dubbio. Chi organizza l’operazione ottiene visibilità e alimenta un clima di minaccia permanente.

Per Israele il problema non consiste soltanto nel proteggere reti informatiche e banche dati. La sfida riguarda la capacità di distinguere rapidamente i fatti dalle manipolazioni e di impedire che la disinformazione si trasformi in un’arma efficace quanto un attacco convenzionale. È esattamente su questo terreno che gruppi come Handala cercano oggi di colpire, sfruttando la velocità della rete e la difficoltà di verificare immediatamente ciò che viene pubblicato.