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Iran, cellule segrete in Iraq che minacciano il Golfo

Secondo Reuters, i Pasdaran hanno creato unità clandestine composte da combattenti scelti iracheni per colpire Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati

Paolo Montesi

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Iran, cellule segrete in Iraq che minacciano il Golfo

Mentre l’attenzione internazionale continua a concentrarsi sul programma nucleare iraniano e sulle conseguenze della guerra tra Israele e la Repubblica islamica, da Baghdad emerge un elemento che potrebbe avere conseguenze profonde sugli equilibri di tutto il Medio Oriente. Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters sulla base di testimonianze raccolte da fonti militari, di intelligence e da esponenti delle milizie sciite irachene, i Pasdaran hanno creato negli ultimi mesi una rete di cellule segrete incaricate di colpire obiettivi nei Paesi del Golfo che ospitano forze statunitensi.

La notizia offre uno sguardo raro sui cambiamenti che stanno attraversando la strategia regionale di Teheran. Per anni l’Iran ha costruito la propria influenza attraverso organizzazioni alleate ben riconoscibili, da Hezbollah in Libano alle milizie sciite irachene, passando per gli Houthi nello Yemen e Hamas nella Striscia di Gaza. Oggi, dopo le pesanti perdite subite dall’“Asse della Resistenza”, la leadership iraniana sembra orientata verso una struttura più discreta, meno esposta e più difficile da attribuire direttamente alla Repubblica islamica.

Secondo le informazioni raccolte da Reuters, in Iraq opererebbero tre o quattro cellule clandestine, ciascuna composta da circa dieci combattenti sciiti selezionati. Gli uomini sarebbero stati reclutati all’interno dell’ambiente delle milizie filo-iraniane ma risponderebbero direttamente ai Pasdaran, senza passare attraverso le tradizionali catene di comando delle organizzazioni armate irachene.

Tra il 20 aprile e il 17 maggio queste unità avrebbero lanciato almeno sette droni kamikaze da aree desertiche situate nei pressi di Bassora e Samawah, nel sud dell’Iraq. Gli obiettivi si trovavano in Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Tra quelli identificati dalle fonti figura anche la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, dove sono presenti militari americani. Alcuni attacchi sono stati intercettati prima di raggiungere il bersaglio, ma il dato politicamente più rilevante riguarda la capacità operativa dimostrata da queste strutture.

La loro nascita coincide con una fase di particolare difficoltà per la rete regionale costruita dall’Iran negli ultimi vent’anni. Hezbollah ha subito duri colpi militari e politici in Libano. Hamas è stata profondamente indebolita dalla guerra iniziata dopo il 7 ottobre 2023. In Siria, la caduta del regime di Bashar al-Assad ha privato Teheran di uno dei principali corridoi logistici verso il Mediterraneo. Anche diverse milizie irachene hanno attraversato una fase di ridimensionamento dovuta sia alle pressioni interne sia alle difficoltà economiche dell’Iran.

Per questo motivo molti osservatori interpretano la creazione delle nuove cellule come un tentativo di adattamento. Jassim Al Bahadli, generale iracheno in pensione ed esperto delle organizzazioni sciite armate, ha spiegato che queste unità sono più piccole, più radicali sul piano ideologico e molto più strettamente controllate da Teheran rispetto alle strutture tradizionali.

La scelta offre vantaggi evidenti. Un gruppo formato da dieci uomini può spostarsi con maggiore facilità, richiede meno risorse finanziarie e riduce il rischio che un eventuale fallimento comprometta l’intera rete regionale. Allo stesso tempo, consente all’Iran di mantenere una pressione costante sui propri avversari senza esporsi direttamente a una rappresaglia immediata.

L’inchiesta Reuters arriva inoltre mentre continuano a emergere indiscrezioni sul ruolo assunto dall’Iraq durante il recente confronto tra Israele e Iran. Nelle scorse settimane il New York Times ha riferito che Israele avrebbe utilizzato strutture operative segrete nel deserto iracheno come supporto logistico alle missioni contro obiettivi iraniani. Le autorità israeliane non hanno commentato le ricostruzioni, ma il solo fatto che tali informazioni circolino conferma quanto il territorio iracheno sia diventato uno dei principali campi di battaglia della guerra silenziosa che attraversa il Medio Oriente.

Per il governo di Baghdad si tratta di una situazione estremamente delicata. L’Iraq cerca da anni di sottrarsi alla competizione tra Washington e Teheran e di recuperare pienamente la propria sovranità. La presenza di milizie armate, di interessi iraniani, di forze americane e ora anche di presunte attività clandestine legate a Israele rende questo obiettivo sempre più difficile da raggiungere.

Dietro la vicenda delle cellule segrete emerge dunque una realtà più ampia. L’Iran continua a cercare strumenti per proiettare la propria influenza regionale anche in una fase di forte pressione militare ed economica. La struttura della sua rete cambia, si frammenta e si adatta alle nuove condizioni del conflitto, ma la volontà di mantenere una presenza attiva dal Golfo al Mediterraneo appare intatta. Ed è proprio questa capacità di trasformazione che continua a preoccupare Israele, gli Stati Uniti e le monarchie arabe della regione.