Home > Focus Iran > Iran, la fortezza sotterranea che protegge il programma nucleare

Iran, la fortezza sotterranea che protegge il programma nucleare

L’intelligence israeliana rivela il trasferimento di migliaia di centrifughe nella base di Pickaxe Mountain, scavata a oltre cento metri di profondità

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
Iran, la fortezza sotterranea che protegge il programma nucleare

Israele ha trasmesso agli Stati Uniti informazioni di intelligence secondo cui l’Iran avrebbe trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio all’interno di una struttura sotterranea altamente fortificata, con l’obiettivo di garantire la sopravvivenza del proprio programma nucleare anche in caso di nuovi attacchi militari. La notizia, riportata dal Wall Street Journal, riguarda il sito di Kuh-e KolangGaz La, conosciuto in Occidente come “Pickaxe Mountain” (“Monte Piccone”).

Secondo le informazioni condivise con Washington, il trasferimento delle apparecchiature strategiche sarebbe avvenuto nell’autunno scorso, pochi mesi dopo gli attacchi contro alcune infrastrutture nucleari iraniane nel giugno 2025. La decisione di spostare questi componenti all’interno della montagna avrebbe avuto lo scopo di proteggerli e di assicurarne la continuità operativa anche nello scenario di un’operazione militare su larga scala contro l’Iran.

La struttura di Kuh-e KolangGaz La, situata nella provincia di Isfahan, a sud dell’impianto nucleare di Natanz, rappresenta uno degli elementi più sensibili dell’apparato nucleare iraniano. Il complesso prende il nome dalla montagna in cui è stato realizzato ed è indicato dai media occidentali come Pickaxe Mountain, traduzione del termine persiano Kolang, che significa appunto “piccone”.
L’Iran ha avviato la costruzione della vasta rete di tunnel nel 2020, dopo il sabotaggio che aveva danneggiato l’impianto di assemblaggio delle centrifughe avanzate di Natanz. Attraverso scavi nella roccia e infrastrutture sotterranee, Teheran ha creato un sito progettato per garantire un elevato livello di protezione.

Le immagini satellitari analizzate dagli esperti indicano che il complesso si trova a oltre 100 metri di profondità sotto diversi strati rocciosi, una posizione che lo renderebbe ancora più protetto dell’impianto di arricchimento di Fordow, già considerato uno degli obiettivi più difficili da neutralizzare. Colpire strutture collocate a tale profondità rappresenta una sfida anche per le più avanzate bombe penetranti anti-bunker dell’arsenale statunitense.

Teheran sostiene ufficialmente che il sito sia destinato esclusivamente alla produzione e all’assemblaggio di centrifughe avanzate e non all’arricchimento dell’uranio. Tuttavia, il mancato accesso degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) alla struttura ha alimentato interrogativi sulla sua reale funzione. Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha chiesto chiarimenti alle autorità iraniane senza ottenere informazioni sufficienti per verificare le dichiarazioni ufficiali o escludere la presenza di materiale nucleare all’interno del complesso.

La profondità e il livello di protezione della struttura ne hanno fatto uno degli obiettivi più sensibili della crisi nucleare iraniana. La sua capacità di resistere a possibili attacchi ha portato Stati Uniti e Israele a considerarla una componente strategica della capacità di sopravvivenza del programma nucleare iraniano.

Nelle ultime settimane, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington sta monitorando le attività attorno agli ingressi dei tunnel e ha evocato la possibilità di colpire il sito. Le nuove informazioni dell’intelligence israeliana rappresentano il primo elemento concreto sulle possibili attività all’interno della struttura. Esse rafforzano inoltre la valutazione secondo cui il complesso potrebbe funzionare come una vera e propria retroguardia strategica del programma nucleare iraniano, progettata per proteggerne gli elementi più sensibili.