L’Iran sta utilizzando la guerra per migliorare i propri missili balistici e renderli progressivamente più difficili da intercettare. Ogni lancio contro Israele e le forze americane in Medio Oriente fornisce ai Pasdaran informazioni sul comportamento delle difese avversarie, che vengono analizzate per modificare traiettorie, velocità e modalità degli attacchi successivi. Al centro di questa evoluzione si trova il Kheibar Shekan, uno dei sistemi più avanzati e versatili dell’arsenale iraniano.
Il missile, il cui nome significa «distruttore di Kheibar», ha una gittata dichiarata di circa 1.450 chilometri ed è alimentato a propellente solido. Quest’ultima caratteristica ha un’importanza operativa decisiva perché consente di prepararlo al lancio molto più rapidamente rispetto ai vecchi missili iraniani a combustibile liquido. Può inoltre essere trasportato su lanciatori mobili, riducendo il tempo durante il quale l’aviazione israeliana o americana può individuarlo e distruggerlo a terra.
Secondo il Wall Street Journal, nelle offensive più recenti i Guardiani della Rivoluzione hanno sperimentato differenti profili di volo e combinazioni di velocità e traiettorie. Alcune configurazioni consentono alla sezione terminale del missile di effettuare manovre durante la discesa, quando viaggia a velocità elevatissima e i sistemi antimissile hanno ormai pochissimo tempo per correggere la soluzione d’intercettazione. La maggior parte dei Kheibar Shekan impiegati contro obiettivi protetti dagli Stati Uniti e dai loro alleati è stata abbattuta, alcuni sono però riusciti a superare le difese.
È proprio questa percentuale minoritaria a preoccupare gli analisti. Ogni combattimento produce una quantità di dati che in passato sarebbe stato possibile ottenere soltanto attraverso simulazioni e test. I tecnici iraniani possono osservare quali traiettorie rendano più difficile il tracciamento radar, in quale fase intervengano gli intercettori e come reagiscano le difese quando un attacco combina missili balistici, droni e altri ordigni. Secondo Fabian Hinz, esperto di missilistica dell’International Institute for Strategic Studies citato dal Wall Street Journal, ogni utilizzo in combattimento restituisce informazioni utili allo sviluppo successivo.
Israele parte da una posizione di notevole superiorità tecnologica. Durante l’operazione Rising Lion del giugno 2025, secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa, l’86 per cento dei missili balistici iraniani diretti verso il territorio israeliano fu intercettato. Il sistema Arrow, sviluppato con gli Stati Uniti e continuamente aggiornato, costituisce il livello superiore della difesa antimissile e permette di colpire le minacce balistiche anche fuori dall’atmosfera. Durante la stessa guerra venne neutralizzato anche il 99 per cento dei droni iraniani.
Percentuali così elevate non eliminano tuttavia il pericolo. Una difesa antimissile deve affrontare praticamente ogni ordigno considerato diretto verso un’area abitata o un obiettivo strategico, mentre all’attaccante basta che una parte relativamente piccola della salva riesca a passare. Attacchi simultanei composti da sistemi differenti possono inoltre obbligare le batterie a scegliere rapidamente quali minacce intercettare e consumano munizioni difensive costose e disponibili in quantità limitata.
L’esperienza degli ultimi mesi indica inoltre che l’evoluzione iraniana riguarda più sistemi. Analisi recenti hanno segnalato l’impiego di missili ad alta velocità dotati di capacità di manovra nella fase terminale, una tecnologia sulla quale Teheran lavorava già prima dell’attuale conflitto. Il regime aveva presentato nel 2025 il Qassem Basir, evoluzione del missile Haj Qassem, sostenendo che fosse dotato di una testata di rientro manovrabile. Non è sempre possibile stabilire quali varianti vengano effettivamente utilizzate nei singoli attacchi.
A questo si aggiunge la capacità iraniana di ricostituire un apparato missilistico che gli attacchi israeliani e americani hanno duramente colpito senza riuscire a cancellare. Impianti danneggiati sono stati riparati e strutture sotterranee continuano a garantire a Teheran una capacità di produzione e lancio. La rapidità con cui l’Iran riesce ad adattarsi ha già costretto Washington e Gerusalemme a rivedere alcune valutazioni formulate nelle prime fasi della guerra.
La competizione si gioca quindi contemporaneamente a terra e nel cielo. Israele deve individuare depositi, fabbriche e lanciatori prima che i missili partano, mentre Arrow e gli altri livelli della difesa devono evolvere abbastanza rapidamente da affrontare armi che cambiano comportamento.
È una corsa tecnologica nella quale ogni attacco diventa anche un esperimento. L’Iran perde missili e lanciatori, Israele consuma intercettori e rivela inevitabilmente qualcosa sul funzionamento delle proprie difese. La questione decisiva per il prossimo confronto sarà capire chi riuscirà a imparare più rapidamente dall’ultimo.