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Iran. L’intelligence americana riapre i dubbi sull’accordo nucleare

Nuove informazioni raccolte da Washington mettono in discussione la volontà di Teheran di rinunciare davvero al programma nucleare. Il contrasto con l’ottimismo mostrato da Donald Trump al G7 alimenta interrogativi sulla tenuta dell’intesa

Alessandro Carmi

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Iran. L’intelligence americana riapre i dubbi sull’accordo nucleare

Mentre Donald Trump celebrava al G7 in Francia quella che ha presentato come una svolta storica nei rapporti con l’Iran, ai vertici della Casa Bianca arrivava una valutazione molto meno rassicurante. Secondo quanto riportato dal sito americano Axios, il direttore dell’Intelligence nazionale ha informato il presidente che nuove informazioni raccolte dagli apparati di sicurezza statunitensi sollevano seri dubbi sulla reale intenzione di Teheran di rispettare gli impegni che dovrebbero essere alla base dell’accordo sul nucleare in via di definizione.

La divergenza tra le dichiarazioni pubbliche del presidente e le valutazioni della comunità dell’intelligence americana offre una fotografia delle tensioni che continuano a circondare il dossier iraniano. Da una parte vi è la volontà politica della Casa Bianca di presentare un successo diplomatico capace di allontanare il rischio di una nuova escalation militare in Medio Oriente. Dall’altra emergono informazioni che invitano alla prudenza e che suggeriscono come la leadership iraniana possa mantenere margini di ambiguità sui propri obiettivi strategici.

Secondo Axios, gli analisti americani hanno trasmesso al presidente dati che contraddicono almeno in parte il clima di ottimismo emerso negli ultimi giorni. Le informazioni raccolte indicherebbero che all’interno del sistema di potere iraniano non esiste ancora una piena disponibilità a rinunciare in modo definitivo alle capacità che potrebbero consentire al Paese di arrivare alla soglia nucleare.

La questione assume un peso particolare perché arriva mentre Trump si trova in Francia per il vertice delle principali economie industrializzate. Davanti ai giornalisti il presidente americano ha scelto toni estremamente fiduciosi, affermando che la leadership iraniana ha dimostrato intelligenza politica e ha accettato il principio secondo cui non dovrà possedere armi nucleari. Trump si è spinto oltre, sostenendo che il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbe tornare rapidamente alla normalità e che una fase di stabilizzazione regionale sarebbe ormai vicina.

Le sue parole sono state accompagnate da un avvertimento altrettanto netto. Il presidente ha spiegato che gli Stati Uniti intendono perseguire relazioni migliori con Teheran, ma ha aggiunto che una violazione degli impegni assunti potrebbe riportare rapidamente la situazione sul terreno dello scontro. Nelle sue dichiarazioni ha inoltre fatto riferimento alla volontà di affrontare le tensioni in Libano attraverso il dialogo, evocando la possibilità di contatti indiretti con Hezbollah nell’ambito di un più ampio processo di stabilizzazione regionale.

Le valutazioni dell’intelligence americana si inseriscono in un quadro che resta estremamente complesso. Da anni gli organismi di sicurezza occidentali monitorano con attenzione il programma nucleare iraniano, che ha continuato a svilupparsi anche dopo il collasso dell’accordo del 2015 e il progressivo deterioramento dei rapporti tra Teheran e l’Occidente. I rapporti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica hanno più volte segnalato livelli di arricchimento dell’uranio che destano preoccupazione nella comunità internazionale e che hanno alimentato il timore di una possibile corsa verso la capacità nucleare militare.

La Francia, che ospita il vertice del G7, ha espresso sostegno agli sforzi diplomatici americani. Il presidente Emmanuel Macron ha descritto l’eventuale accordo come un passaggio importante per la stabilità economica e strategica globale, soprattutto in una fase in cui le rotte energetiche del Golfo Persico continuano a rappresentare uno snodo essenziale per l’economia mondiale. Macron ha inoltre lavorato per evitare frizioni pubbliche tra Washington e gli altri partner occidentali, consapevole che qualsiasi segnale di divisione potrebbe essere interpretato da Teheran come un elemento di forza negoziale.

Resta però aperta la domanda fondamentale che accompagna ogni trattativa con la Repubblica islamica da oltre vent’anni. Gli apparati politici e militari iraniani sono davvero pronti ad accettare limiti permanenti alle proprie capacità nucleari oppure considerano l’accordo uno strumento temporaneo per alleggerire le pressioni economiche e diplomatiche?

È proprio questo interrogativo, secondo quanto emerge dalle informazioni circolate a Washington, a preoccupare oggi gli analisti dell’intelligence americana. E mentre Trump continua a parlare di un’intesa destinata a cambiare il volto del Medio Oriente, i suoi stessi servizi di sicurezza invitano a guardare oltre gli annunci e a valutare con estrema cautela le intenzioni reali della leadership di Teheran.