Home > Focus Iran > Iran, Arabia Saudita e Turchia e la nuova crisi

Iran, Arabia Saudita e Turchia e la nuova crisi

Vertice a Teheran con Pakistan, Arabia Saudita e Turchia mentre gli Houthi attaccano Riad e l’Egitto prepara aiuti militari difensivi

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Iran, Arabia Saudita e Turchia e la nuova crisi
Iimmagine generata con AI

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno inviato a Teheran alcuni dei loro più importanti rappresentanti politici e militari per tentare di scongiurare una nuova escalation in Medio Oriente. L’incontro, avvenuto lunedì 26 ottobre, rappresenta un passaggio diplomatico insolito nei rapporti con la Repubblica islamica, mentre gli Houthi intensificano gli attacchi contro l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti mantengono aperta l’opzione di nuove operazioni militari contro l’Iran.

L’iniziativa è partita dal Pakistan e, secondo il ministero degli Esteri saudita, aveva l’obiettivo di prevenire un ulteriore allargamento del conflitto. A rappresentare Riad era il ministro della Difesa Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario Mohammed bin Salman. Islamabad ha inviato il capo dell’esercito Asim Munir, mentre Ankara era rappresentata dal responsabile dei servizi di intelligence Ibrahim Kalın. La delegazione ha incontrato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e Mohsen Rezaei, indicato dalle fonti iraniane tra i responsabili della sicurezza nazionale.

L’incontro assume particolare rilievo alla luce del cosiddetto accordo della Mecca, l’intesa difensiva che, secondo quanto riferito da Ynet, lega Arabia Saudita, Pakistan e Turchia attraverso un impegno di assistenza reciproca in caso di aggressione. L’Iran era stato menzionato in passato come possibile partecipante a questo sistema di cooperazione, un’ipotesi resa ancora più delicata dalle profonde divergenze strategiche tra Teheran e Riad.

Il programma nucleare iraniano è rimasto fuori dai colloqui. Una fonte di Teheran ha precisato che la questione potrà essere affrontata soltanto dopo una risposta americana alle richieste iraniane, che comprendono la revoca delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere e la fine delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Le discussioni si sono concentrate sulla sicurezza regionale e sull’assistenza alle popolazioni palestinese e libanese. Pezeshkian ha ribadito la disponibilità iraniana a rafforzare la cooperazione tra i Paesi musulmani, accompagnandola con nuove accuse contro Israele e gli Stati Uniti. Al termine dell’incontro, le parti hanno concordato di proseguire i contatti diplomatici, senza annunciare accordi operativi.

Nel frattempo, la crisi ha assunto una dimensione militare sempre più pericolosa. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato nuovi attacchi contro l’aeroporto di Riad e le stazioni di pompaggio dell’oleodotto saudita Est-Ovest. Le autorità saudite non hanno confermato immediatamente queste ultime operazioni. L’oleodotto, che trasporta il greggio verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso, è diventato essenziale per aggirare lo Stretto di Hormuz, la cui chiusura ha sconvolto i traffici energetici regionali.

Anche l’Egitto ha deciso di intervenire. Il Parlamento del Cairo ha autorizzato il sostegno militare difensivo all’Arabia Saudita, aprendo la strada all’invio di sistemi antiaerei destinati a intercettare missili e droni. Secondo le informazioni diffuse da fonti regionali, l’assistenza dovrebbe escludere l’impiego di truppe terrestri egiziane.
La posta in gioco supera ormai i confini sauditi. L’accordo della Mecca, sottoscritto in agosto, prevede che un’aggressione contro uno dei Paesi aderenti venga considerata una minaccia comune. Il suo funzionamento concreto resta tuttavia incerto, anche perché la ratifica turca è ancora in corso. L’eventuale coinvolgimento dell’Iran aprirebbe inoltre interrogativi profondi sulla compatibilità tra le ambizioni regionali di Teheran e gli interessi di sicurezza dei suoi vicini.

Per Israele, il vertice conferma quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri diplomatici del Medio Oriente. Paesi che intrattengono rapporti importanti con Washington cercano contemporaneamente un’intesa con Teheran, mentre l’Iran continua a sostenere gli Houthi e a presentare le proprie condizioni per riaprire il negoziato con gli Stati Uniti. Il risultato dei colloqui resta limitato alla volontà di proseguire il dialogo. Intanto, le armi continuano a pesare sulle prospettive della diplomazia.