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Il “sanitaricidio” entra nella sanità toscana

La rete “Digiuno per Gaza” organizza decine di eventi nelle strutture del servizio sanitario regionale. Una campagna che solleva interrogativi su pluralismo, imparzialità e deontologia professionale

Alessandro Bertani

Tempo di Lettura: 4 min
Il "sanitaricidio" entra nella sanità toscana

Ancora una volta la Toscana finisce al centro dell’attenzione, stavolta con una mobilitazione che ha coinvolto nove strutture del sistema sanitario regionale, ventuno ordini professionali e quasi mille operatori. Sono i numeri della campagna promossa da “Digiuno per Gaza”, rete di medici e infermieri che, tra maggio e luglio, negli spazi messi a disposizione dalle stesse strutture sanitarie, ha organizzato 38 proiezioni del docu-film Gaza: ‘Doctors Under Attack’, accompagnate da dibattiti. I risultati dell’iniziativa sono riportati in un documento reperibile sul sito degli organizzatori.

Il filo conduttore dell’iniziativa è il “sanitaricidio“, termine che non esiste nella lingua italiana, tantomeno come categoria giuridica, ma che dimostra l’incredibile capacità di certi soggetti di inventare concetti che, a forza di ripeterli, finiscono per essere percepiti come realtà. In questo caso, il neologismo si riferisce all’uccisione sistematica dei medici e alla distruzione dei presidi sanitari di Gaza che, a detta degli attivisti, Israele perpetuerebbe allo scopo di eliminare il popolo gazawi. Insomma, una delle facce del genocidio.

E così accade che in luoghi pubblici si ospiti una delle reti di propaganda più attive, che aderisce alle campagne di boicottaggio BDS “No Teva” e addirittura promuove l’esclusione della Israel Medical Association dalle organizzazioni mediche internazionali. Si raccontano storie a senso unico di un genocidio e di un “sanitaricidio” mai accertati dagli organi giurisdizionali internazionali. Si accusa Israele dell’uccisione di oltre un migliaio di sanitari, citando dati riportati da OCHA, senza ricordare che lo stesso organismo precisa che tali dati provengono dal ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas. Si omette di dire, come ormai di routine, che nella Striscia gli ospedali vengono sistematicamente occupati dai miliziani, che i pazienti sono usati come scudi umani e che numerosi sanitari sono militanti o comunque conniventi con l’organizzazione terroristica.

Il quadro è sconcertante: una rete di medici e infermieri che propone di boicottare farmaci e di escludere dalla comunità scientifica associazioni di colleghi solo perché appartengono a uno Stato oggetto della loro campagna politica; strutture del servizio sanitario regionale che concedono i propri spazi per proiezioni così apertamente di parte, senza alcun contraddittorio.

Chiedo agli organizzatori e a chi ha dato loro ospitalità: ritenete che l’adesione e la diffusione delle campagne di “Digiuno per Gaza”, inclusa quella dei boicottaggi, siano compatibili con il dovere degli operatori sanitari di agire senza discriminazioni, guidati dalle sole evidenze scientifiche? E ritenete che ciò sia compatibile con i principi di imparzialità e pluralismo ai quali devono attenersi le istituzioni pubbliche?A proposito di pluralismo, come mai non spendete mezza parola anche su ciò che avviene in altre parti del mondo, dove si consumano crimini e mattanze di ogni tipo ai danni di medici e pazienti?

Perché, ad esempio, non organizzate un “Digiuno per il Sudan”, dove l’ONG Insecurity Insight ha registrato, nel solo 2025, oltre cento episodi di violenza contro il sistema sanitario, mentre l’OMS ha accertato più di 1.600 morti tra personale, pazienti e altre persone presenti nelle strutture colpite dal conflitto che da anni insanguina il Paese?

Perché non una rete di “Digiuno per l’Iran”, dove, secondo la testata giornalistica IranWire, almeno 83 professionisti sanitari sono stati arrestati durante la repressione delle proteste del gennaio 2026, mentre Amnesty International e il British Medical Journal hanno documentato minacce, pressioni e arresti ai danni di medici e altri operatori che prestavano cure ai manifestanti? O perché non dedicate un “Digiuno per Gulshan Abbas”, medica uigura dello Xinjiang, in Cina, condannata in un processo segreto a vent’anni di carcere?

Avete perso il senso della misura, presi come siete da storie strappalacrime a senso unico, dal documentario sul “sanitaricidio” che – se non lo sapeste – venne commissionato dalla BBC, emittente spesso molto critica nei confronti di Israele, ma che decise di non trasmetterlo ritenendolo non in linea con i propri standard di imparzialità.

Vi commuovete con una selettività stucchevole. Vi sentite eroi perché digiunate per Gaza, rinunciando, nella migliore delle ipotesi, a un panino durante la pausa pranzo. Svilite la vostra nobile professione, facendovi fotografare con i cartoncini “Digiuno contro il genocidio a Gaza”, che non alleviano certo le sofferenze dei palestinesi, vittime anzitutto di Hamas, e fomentano soltanto l’antisionismo, che si trasforma immancabilmente in quell’odio antiebraico che le cronache di ogni giorno continuano a documentare e che voi continuate a non vedere. Fino a quando?