Il Mossad ha accusato l’Iran di avere organizzato un piano per introdurre in Israele cellule terroristiche incaricate di assassinare alti dirigenti dello Stato ebraico. In una rara dichiarazione pubblica diffusa dall’ufficio del primo ministro, il servizio segreto israeliano ha reso noti per la prima volta i dettagli di un’operazione di controspionaggio durata circa un anno e condotta insieme allo Shin Bet e a numerosi servizi di intelligence stranieri. Secondo Israele, la rete è stata smantellata, ma alcuni dei responsabili continuano a operare dall’Iran.
Il comunicato descrive un’organizzazione internazionale costruita dal ministero dell’Intelligence iraniano con il sostegno dei Pasdaran per colpire obiettivi israeliani ed ebraici in diversi Paesi e, più recentemente, direttamente sul territorio israeliano. L’operazione avrebbe previsto il reclutamento di intermediari appartenenti alla criminalità organizzata, incaricati a loro volta di trovare persone già presenti in Israele o in grado di entrarvi senza destare sospetti.
Secondo il Mossad, negli ultimi due anni le autorità israeliane hanno sventato numerosi tentativi iraniani di reclutare cittadini israeliani per svolgere attività di raccolta di informazioni, sorveglianza di obiettivi sensibili e preparazione di attentati. L’episodio reso noto ora rappresenterebbe un salto di qualità, poiché avrebbe previsto l’infiltrazione di terroristi stranieri con il compito di eliminare figure di primo piano dello Stato israeliano.
La ricostruzione diffusa dall’intelligence individua uno dei principali organizzatori in Turgut Ozkok, conosciuto con il soprannome di “Philippe”, residente in Francia. Sarebbe stato lui a reclutare una squadra operativa composta da cittadini di varie nazionalità destinata a entrare in Israele. Sempre secondo il Mossad, Ozkok avrebbe viaggiato più volte in Iran per incontrare i propri referenti e ricevere finanziamenti destinati alla preparazione delle operazioni.
Dietro di lui, afferma Israele, agivano due intermediari legati alla criminalità organizzata, Babak Mahjoubzadeh Haji Jafan e Mehmet Nadim Yigit, entrambi residenti in Iran e indicati come collaboratori del ministero dell’Intelligence. I due vengono inoltre descritti come persone vicine al narcotrafficante Naji Sharifi Zindashti, figura già sanzionata in passato dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali con l’accusa di avere collaborato con i servizi segreti iraniani nella pianificazione di omicidi e attentati all’estero.
Le indagini internazionali avrebbero consentito anche di identificare quattro funzionari del ministero dell’Intelligence iraniano ritenuti responsabili del progetto: Asadollah Behzad Oskouei, Vahid Mazoumi, Mohammad-Hossein Zoghi e Hamid Ghasemi. Israele sostiene che Oskouei sia stato ucciso durante l’operazione militare “Ruggito del Leone”, mentre gli altri continuerebbero a dirigere attività clandestine contro obiettivi israeliani.
Il Mossad sostiene che il piano sia stato smantellato grazie allo scambio di informazioni con diversi servizi di intelligence occidentali, che avrebbero permesso di ricostruire l’intera catena di comando, individuare gli intermediari e bloccare l’infiltrazione delle cellule terroristiche prima che raggiungessero Israele. Secondo il servizio segreto, l’operazione conferma ancora una volta il metodo adottato da Teheran, che utilizza una struttura di “proxy dei proxy”, affidandosi cioè a reti criminali e intermediari stranieri per mantenere la massima distanza dalle operazioni terroristiche ed evitare di lasciare prove dirette del proprio coinvolgimento.
L’annuncio arriva in un momento di fortissima tensione regionale, mentre prosegue il confronto fra Stati Uniti e Iran e Israele mantiene elevato il livello di allerta. La decisione del Mossad di rendere pubblici dettagli normalmente coperti dal massimo riserbo sembra rispondere anche all’esigenza di inviare un messaggio di deterrenza, mostrando di avere penetrato le reti clandestine iraniane e di essere in grado di ricostruirne le modalità operative.
Le accuse formulate da Israele non hanno finora ricevuto una replica ufficiale da parte di Teheran. Se confermate, descriverebbero una strategia sempre più sofisticata dell’intelligence iraniana, fondata sull’utilizzo di organizzazioni criminali transnazionali come strumento per colpire obiettivi israeliani riducendo il rischio di un coinvolgimento diretto riconducibile alla Repubblica islamica.