La discussione sull’Ucraina dentro il campo largo assomiglia sempre meno a un dibattito e sempre più a una resa dei conti. Goffredo Bettini, genius loci di Via del Campo Largo e voce ascoltata dei pentastellini, ha ricordato al Corriere della Sera una posizione che coltiva da tempo: riaprire il dialogo con Mosca, raffreddare gli entusiasmi per Kiev e considerare l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea un’ipotesi tutt’altro che urgente. Apriti cielo.
Dal Partito Democratico sono partiti i siluri di Sensi, Quartapelle e Malpezzi ma le critiche sono rimbalzate come pioggia su un impermeabile. Noi osserviamo la scena con interesse antropologico e soprattutto con curiosità da portinaie che hanno appena finito di smistare la posta nelle cassette dei condomini. Da anni ci spiegano che il campo progressista è unito, compatto e responsabile. Adesso scopriamo che sulle questioni serie, dalla guerra alla sicurezza europea, volano coltelli che nemmeno nelle vecchie direzioni del PCI.
Così restiamo qui, sulla riva del fiume, come vecchi cinesi pazienti. Perché l’esperienza insegna che prima o poi qualcosa passa sempre. A volte è un cadavere. A volte è una linea politica. Nella sinistra contemporanea le due cose tendono sempre più spesso a somigliarsi.
Bidoni della spazzatura
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