Una docente allontanata da Yale dopo un’indagine interna per legami con un’organizzazione considerata terrorista dagli Stati Uniti viene oggi accolta come relatrice in un programma formativo internazionale che si propone di educare alla “liberazione nazionale e al socialismo”, e questo passaggio, che nel giro di poco più di un anno ha spostato Helyeh Doutaghi da un’università d’élite americana a una piattaforma politico-ideologica globale, dice molto del clima in cui si muove una parte del mondo accademico e militante occidentale.
La Progressive International, rete transnazionale che riunisce movimenti e intellettuali della sinistra radicale, ha inserito Doutaghi tra i docenti della People’s Academy, un progetto lanciato nell’aprile 2026 con l’obiettivo dichiarato di offrire una formazione marxista su scala globale. Il suo intervento, previsto per l’11 maggio con il titolo “The War on Iran”, si colloca dentro un programma che intreccia analisi geopolitica e attivismo, ma che finisce inevitabilmente per attirare l’attenzione su chi viene chiamato a insegnare.
Doutaghi era stata licenziata dalla Yale Law School il 28 marzo 2025 dopo settimane di tensioni e una mancata collaborazione con l’indagine avviata dall’ateneo, che chiedeva chiarimenti su accuse definite “gravi”, tra cui un possibile coinvolgimento con Samidoun. Quest’ultima organizzazione è stata inserita dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti tra le entità sanzionate nel 2024 come struttura di raccolta fondi per il Popular Front for the Liberation of Palestine, gruppo designato come terrorista da Washington. Anche il Canada ha inserito Samidoun nelle proprie liste, qualificandola come entità terroristica, e il caso aveva assunto una dimensione pubblica dopo un’inchiesta della testata Jewish Onliner che aveva documentato i rapporti tra Doutaghi e la rete.
Il passaggio successivo, quello che ha portato la studiosa a comparire nei contenuti diffusi dai canali ufficiali legati all’ayatollah Ali Khamenei, ha contribuito a rafforzare il suo profilo all’interno dell’ecosistema mediatico iraniano, trasformandola da accademica contestata a figura simbolica per una certa area politico-ideologica. È dentro questo contesto che la scelta della Progressive International assume un peso che va oltre la singola lezione, perché segnala una disponibilità a includere nel proprio spazio formativo personalità che portano con sé un bagaglio controverso.
La People’s Academy si presenta come una piattaforma educativa alternativa, costruita attorno a una lettura marxista delle dinamiche globali e animata da docenti descritti come leader di movimento e studiosi del pensiero contemporaneo. Tra questi compare anche Ammar Ali Jan, segretario generale del partito pakistano Haqooq-e-Khalq, che in passato ha condiviso palchi internazionali con Leila Khaled, figura storica del PFLP nota per il dirottamento di un volo TWA nel 1969 e per il tentato attacco a un aereo El Al l’anno successivo. La presenza di nomi di questo tipo non è marginale, perché contribuisce a delineare il profilo politico dell’iniziativa.
Il nodo, a questo punto, riguarda il confine tra libertà accademica e responsabilità politica, un equilibrio che in contesti così polarizzati tende a incrinarsi. L’inclusione di Doutaghi in un ruolo docente offre visibilità e legittimazione a una figura che negli Stati Uniti è stata oggetto di un provvedimento drastico, e al tempo stesso alimenta una discussione più ampia sul modo in cui alcune reti internazionali selezionano e promuovono i propri riferimenti. Nel momento in cui il conflitto mediorientale continua a produrre effetti anche sul terreno del dibattito pubblico occidentale, episodi come questo finiscono per diventare indicatori di una trasformazione più profonda, in cui il linguaggio dell’attivismo si intreccia con quello dell’accademia fino a rendere sempre più difficile distinguere tra analisi e militanza.