Ci sono voluti quasi quattro mesi, 1.100 tonnellate di esplosivo e una complessa manovra diversiva per conquistare e distruggere uno dei principali centri sotterranei di Hezbollah nel Libano meridionale. Ora Tsahal comincia a rivelare i dettagli dell’operazione sulla cresta di Ali Taher, che l’esercito israeliano considera una delle più complesse condotte dall’inizio della guerra.
L’obiettivo era un grande complesso di comando di Hezbollah, denominato «Hotzev Lehavot», sviluppato in una rete sotterranea che, secondo Tsahal, raggiungeva quasi cinque chilometri e mezzo. Per arrivarci senza offrire al nemico la possibilità di prepararsi, l’esercito israeliano ha messo in atto una vasta operazione diversiva. Hezbollah si aspettava infatti che le forze israeliane avanzassero attraverso il settore del Salouki. Tsahal ha invece scelto un percorso nascosto e attraversò il Litani da un’altra direzione. I ricognitori della Brigata Golani sono così riusciti ad attaccare il complesso alle spalle. Colti di sorpresa, diversi uomini di Hezbollah sono fuggiti precipitosamente, lasciando sul posto anche effetti personali.
La battaglia è proseguita sottoterra per settimane. Secondo l’esercito israeliano, nella zona si trovavano circa cinquanta combattenti di Hezbollah e la grande maggioranza è stata uccisa. Una decina di altri uomini, inviati come rinforzo nel tentativo di soccorrere quelli rimasti intrappolati, sono stati a loro volta eliminati.
E’ stato allora che Hezbollah ha cercato di rifornire i suoi uomini utilizzando droni. Nei pressi degli accessi alle gallerie venivano fatti cadere equipaggiamento militare, strumenti di comunicazione, cibo, sigarette e persino tavolette di cioccolato.
Proprio quei rifornimenti hanno però alla fine tradito la posizione dei combattenti. Individuando i punti nei quali i droni effettuavano le consegne, le forze israeliane sono riuscite a localizzare gli accessi alla rete sotterranea. I soldati hanno aspettato quindi che gli uomini di Hezbollah uscissero dalle gallerie per colpirli.
Secondo il resoconto di Tsahal, ai combattenti asserragliati sottoterra è stata anche offerta la possibilità di arrendersi uscendo con una bandiera bianca. Soluzione che è stata respinta. Alcuni hanno tentato successivamente di fuggire, contravvenendo agli ordini ricevuti dai loro comandanti.
Per tutta la durata dell’operazione Israele ha mantenuto uno stretto riserbo. Rivelare ciò che stava accadendo avrebbe consentito a Hezbollah di comprendere la posizione e le intenzioni delle forze israeliane e, secondo Tsahal, avrebbe potuto contribuire anche ad aprire una pericolosa escalation diretta con l’Iran.
Alla fine dell’operazione il gigantesco sistema sotterraneo è stato distrutto utilizzando 1.100 tonnellate di esplosivo. Tsahal considera ora il complesso «Hotzev Lehavot» completamente neutralizzato e le forze israeliane si preparano a mantenere nuove linee difensive nel settore.
L’episodio dei droni carichi di sigarette e cioccolato racconta forse meglio di qualsiasi cifra la natura di questa guerra sotterranea. Hezbollah cercava di tenere in vita e in combattimento uomini nascosti per settimane dentro una montagna. Quegli stessi rifornimenti hanno finito per indicare a Israele dove trovarli.