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Graham morto a 71 anni e l’Iran festeggia

La televisione di Stato accoglie con sorrisi la morte del senatore americano. A Washington e Gerusalemme il cordoglio per uno dei più influenti avversari del regime di Teheran

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 5 min
Graham morto a 71 anni e l’Iran festeggia

La politica americana perde uno dei suoi protagonisti più riconoscibili, Israele uno dei suoi alleati più convinti. In Iran, invece, la morte improvvisa del senatore repubblicano Lindsey Graham è stata accolta con sorrisi, commenti sprezzanti e celebrazioni pubbliche. La televisione di Stato ha annunciato la notizia con evidente soddisfazione e una conduttrice ha osservato in diretta che era «così dolce» da meritare di essere letta due volte. Sui social vicini al regime, la fotografia del parlamentare è stata cancellata con una croce rossa dalla lista dei nemici da colpire.

Graham è morto sabato 11 luglio all’età di 71 anni, dopo quella che il suo ufficio ha definito una malattia breve e improvvisa. Le autorità statunitensi non hanno comunicato ufficialmente la causa del decesso, anche se alcune prime ricostruzioni hanno parlato di un arresto cardiaco. Soltanto il giorno precedente si trovava in Ucraina per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky e discutere il sostegno americano a Kiev. La domenica avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press della NBC.

Donald Trump, con il quale Graham aveva costruito negli anni un rapporto politico e personale molto stretto, lo ha ricordato come un autentico patriota americano e uno dei più grandi senatori che avesse conosciuto. Era stato uno dei suoi consiglieri più ascoltati in politica estera, capace di mantenere un’influenza considerevole sull’amministrazione e di raccogliere al Senato i voti necessari per nomine e provvedimenti delicati.

L’ostilità iraniana racconta, a suo modo, il peso esercitato da Graham nei dossier mediorientali. L’agenzia Tasnim lo ha descritto come l’uomo che si era portato nella tomba il progetto di distruggere l’Iran, accusandolo di avere promosso guerre, sanzioni e interferenze negli affari di altri Paesi. Il docente dell’Università di Teheran Seyed Mohammad Marandi, molto vicino alle posizioni della Repubblica islamica, ha scritto che avrebbe voluto vedere Graham assistere all’aumento del prezzo del petrolio prima di «andare all’inferno».

Nei giorni precedenti il senatore era comparso anche sui cartelli esposti a Teheran durante le cerimonie funebri per Ali Khamenei. La sua fotografia, affiancata a quelle di Donald Trump, Benjamin Netanyahu e di altri dirigenti occidentali e mediorientali, era stata contrassegnata da un bersaglio. Dopo la sua morte, alcuni sostenitori del regime hanno ripubblicato quella composizione coprendo soltanto il volto di Graham con una grande X rossa e promettendo ulteriori aggiornamenti.

La scelta del senatore della South Carolina come simbolo dell’ostilità americana verso Teheran aveva ragioni precise. Graham sosteneva da anni la necessità di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare ed era favorevole a colpire le infrastrutture energetiche e militari della Repubblica islamica qualora la pressione diplomatica e le sanzioni si fossero rivelate insufficienti. Secondo molti osservatori, aveva contribuito a convincere Trump ad adottare una linea sempre più dura contro il regime degli ayatollah.

Israele occupava un posto centrale nella sua visione politica. Graham ripeteva che la sicurezza dello Stato ebraico e quella degli Stati Uniti erano inseparabili, trasformando questa convinzione in una costante attività parlamentare. Sostenne i principali pacchetti di aiuti militari destinati a Gerusalemme, si oppose ai tentativi di condizionarli e difese il diritto di Israele a reagire contro Hamas, Hezbollah e le altre organizzazioni sostenute dall’Iran.

Dopo il massacro del 7 ottobre 2023 la sua posizione divenne ancora più netta. Visitò Israele più volte durante la guerra, incontrando il presidente Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e i vertici della difesa. Respinse le pressioni internazionali per un cessate il fuoco che consentisse ad Hamas di sopravvivere come forza militare e politica, affermando che Israele aveva il diritto e il dovere di distruggere l’organizzazione responsabile dell’attacco.

Negli ultimi anni Graham si era impegnato anche per rafforzare gli Accordi di Abramo e favorire la normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita. Riteneva che un’intesa fra Gerusalemme e Riad potesse cambiare gli equilibri del Medio Oriente, creare una più ampia architettura regionale di sicurezza e isolare progressivamente l’Iran e i suoi alleati.

Da Israele sono arrivati messaggi di cordoglio da ogni area politica. Netanyahu ha ricordato un amico personale e uno dei più grandi sostenitori dello Stato ebraico negli Stati Uniti. Herzog lo ha definito un «faro di chiarezza morale». Gideon Sa’ar, Israel Katz, Yair Lapid e Naftali Bennett hanno sottolineato la sua lealtà verso Israele e la determinazione con cui ne aveva difeso le ragioni anche nei momenti di maggiore isolamento internazionale.

La sua morte avrà conseguenze anche negli equilibri di Washington. Graham era in Senato dal gennaio 2003, dopo otto anni trascorsi alla Camera dei rappresentanti, e rappresentava un collegamento prezioso fra l’ala tradizionale del Partito Repubblicano e il movimento raccolto attorno a Trump. Il governatore della South Carolina dovrà nominare un successore temporaneo, in attesa delle procedure elettorali previste dalla legge dello Stato.

Il contrasto fra il cordoglio espresso a Washington e Gerusalemme e il giubilo mostrato dai media iraniani offre infine la misura della sua eredità politica. Per gli alleati era un uomo che aveva difeso con coerenza il ruolo internazionale degli Stati Uniti e il legame con Israele. Per Teheran rappresentava uno degli avversari più pericolosi, perché possedeva accesso al presidente, influenza sul Congresso e una disponibilità dichiarata a sostenere l’uso della forza. Anche per questo, mentre l’America e Israele ne piangono la scomparsa, il regime iraniano ha scelto di celebrarla.