La notizia dev’essere arrivata a Gerusalemme come una fucilata. A Roma c’è chi vuole interrompere i rapporti tra Roma Capitale e lo Stato d’Israele. L’iniziativa è stata discussa al Falastin Festival di San Lorenzo e coinvolge esponenti di diverse forze politiche della sinistra e del centrosinistra. L’obiettivo è portare avanti una proposta popolare perché il Campidoglio rompa i rapporti con Israele.
Benjamin Netanyahu avrà convocato d’urgenza il gabinetto di sicurezza. Le Forze di difesa israeliane saranno in stato d’allerta. Dai centri commerciali di Tel Aviv e Haifa si scruterà con angoscia verso piazza del Campidoglio.
Scherzi a parte, il punto interessante è proprio la sproporzione. Un’amministrazione comunale italiana che pretende di fare politica estera e sceglie, guarda caso, Israele come Stato con cui proclamare una rottura politica. Perché evidentemente occuparsi di trasporti, rifiuti, buche, periferie e servizi pubblici non procura lo stesso fremito morale.
Israele continuerà a esistere anche senza l’approvazione di qualche consigliere capitolino. Roma, invece, avrebbe parecchio bisogno che chi la amministra si occupasse di Roma. Dev’essere un compito terribilmente meno eccitante.