Per anni il governo tedesco ha finanziato un’organizzazione islamica sospettata di avere legami con Hamas e con l’universo dei Fratelli Musulmani senza disporre di strumenti adeguati per verificare la destinazione reale del denaro pubblico. È quanto emerge da un rapporto della Corte federale dei conti tedesca rimasto riservato a lungo e pubblicato solo dopo una battaglia giudiziaria avviata dall’Istituto per il diritto laico, l’IFW.
Il documento riguarda Islamic Relief Germany, ramo tedesco della rete internazionale Islamic Relief Worldwide, organizzazione umanitaria molto presente in Europa e in Medio Oriente. Fino al 2019 l’ONG aveva ricevuto consistenti finanziamenti pubblici dal ministero degli Esteri tedesco e partecipava stabilmente ai principali circuiti nazionali dell’assistenza umanitaria, beneficiando anche di un forte sostegno politico e istituzionale durante diversi governi guidati da Angela Merkel.
Secondo il rapporto, però, le autorità tedesche avrebbero sostenuto l’organizzazione “in larga parte alla cieca”, senza verifiche sistematiche sull’utilizzo effettivo dei fondi. Gli ispettori contestano soprattutto la mancanza di controlli sulla tracciabilità del denaro trasferito verso partner stranieri e segnalano operazioni finanziarie considerate problematiche, compresi trasferimenti di contanti verso la Turchia.
L’audit precisa che non esistono prove dirette dell’utilizzo dei fondi per attività terroristiche. Tuttavia il quadro delineato dal rapporto appare pesante perché mette in evidenza una lunga sottovalutazione dei rischi politici e ideologici legati ad alcune strutture partner dell’organizzazione.
La svolta arrivò nel 2019, quando Berlino decise di interrompere il finanziamento a Islamic Relief Germany dopo che le autorità di sicurezza tedesche avevano segnalato “legami significativi” tra l’organizzazione e ambienti collegati ai Fratelli Musulmani. L’anno successivo l’ONG venne sospesa anche dalla partecipazione a una coalizione nazionale di aiuti umanitari.
Nel documento si ricorda inoltre che alcune organizzazioni collegate alla rete Islamic Relief erano già state vietate in altri Paesi, compreso Israele, dove determinate strutture affiliate vengono considerate vicine ad Hamas. Già nel 2014 il ministero della Difesa israeliano aveva dichiarato Islamic Relief Worldwide “organizzazione illegale”, sostenendo che parte delle sue attività servisse a finanziare infrastrutture di Hamas nella Striscia di Gaza. Le accuse sono sempre state respinte dall’organizzazione, che continua a presentarsi come ente umanitario indipendente.
La vicenda riapre una questione molto delicata per la Germania, che dopo il 7 ottobre ha intensificato i controlli sull’islamismo politico e sulle reti associative sospettate di radicalismo. Il problema, in questo caso, riguarda soprattutto il rapporto ambiguo che per anni una parte delle istituzioni europee ha mantenuto con organizzazioni islamiche considerate interlocutori rispettabili sul piano sociale e umanitario, pur in presenza di ripetuti allarmi provenienti dai servizi di sicurezza.
Nel rapporto della Corte federale dei conti compare infatti una conclusione politicamente pesante: le raccomandazioni formulate dagli apparati di sicurezza avrebbero dovuto portare a una sospensione molto più precoce dei finanziamenti pubblici. Tradotto in termini politici significa che Berlino disponeva da tempo di segnali sufficienti per intervenire, ma preferì continuare a finanziare l’organizzazione senza approfondire davvero il contesto ideologico nel quale operava.
La storia di Islamic Relief Germany rischia quindi di trasformarsi in un nuovo caso emblematico delle difficoltà europee nel distinguere tra attività umanitaria, attivismo religioso e reti dell’islamismo politico. E dentro quella zona grigia, nella quale scorrono fondi pubblici, campagne benefiche e relazioni istituzionali, la Germania scopre oggi di avere distribuito milioni di euro senza sapere fino in fondo a chi stesse davvero affidando fiducia e denaro.

