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Francia. Porte chiuse alle aziende della difesa israeliane al salone Eurosatory di Parigi

Dopo settimane di restrizioni e controlli, gli organizzatori della più importante fiera europea degli armamenti hanno imposto la chiusura definitiva di diversi spazi espositivi israeliani. Gerusalemme denuncia una discriminazione politica e commerciale

Shira Navon

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Francia. Porte chiuse alle aziende della difesa israeliane al salone Eurosatory di Parigi

La comunicazione è arrivata a fiera aperta e ha provocato un terremoto politico e industriale che va ben oltre i padiglioni di Eurosatory 2026. Diverse aziende israeliane presenti al più importante salone europeo dedicato alla difesa e alla sicurezza terrestre hanno ricevuto dagli organizzatori l’ordine di chiudere definitivamente i propri stand, con l’impossibilità di accedere agli spazi espositivi e di accogliere delegazioni e clienti. Contestualmente, ai rappresentanti delle società interessate sono stati revocati i badge da espositori e sostituiti con semplici pass da visitatori.

La decisione arriva al termine di giorni segnati da tensioni, verifiche e richieste sempre più restrittive nei confronti delle imprese israeliane. Già prima dell’apertura della manifestazione erano emersi segnali di una linea particolarmente severa da parte delle autorità francesi e degli organizzatori. La presenza israeliana è stata sottoposta a controlli aggiuntivi e a limitazioni che hanno riguardato prodotti, materiali promozionali e persino immagini esposte negli stand.

Secondo le testimonianze raccolte a Parigi, molte aziende avevano accettato tutte le condizioni imposte dagli organizzatori, eliminando ogni riferimento a sistemi offensivi e mantenendo soltanto tecnologie destinate alla protezione delle frontiere, alla sorveglianza, all’intelligence e alla difesa. Malgrado questo, diversi stand sono stati ugualmente chiusi o oscurati.

Tra i casi più significativi vi è quello di Avnon Group. La società aveva già provveduto a coprire alcuni sistemi su richiesta degli ispettori e aveva ottenuto l’approvazione per altri materiali espositivi. Nella notte, tuttavia, alcuni funzionari hanno oscurato con vernice nera parte delle immagini presenti nello stand. Stacey Dagan, portavoce dell’azienda, ha spiegato che è stata coperta persino una fotografia raffigurante una telecamera di sorveglianza installata lungo una recinzione di sicurezza. L’elemento contestato non era la telecamera stessa, bensì il filo spinato visibile nella fotografia, nonostante il prodotto fosse destinato al controllo delle frontiere e rientrasse quindi nella categoria dei sistemi difensivi che la Francia aveva dichiarato ammissibili.

La vicenda non ha riguardato soltanto Avnon Group. Doron Saltz, amministratore delegato di Controp Precision Technologies, ha raccontato che la sua azienda aveva accolto tutte le richieste avanzate dagli ispettori e aveva lasciato in esposizione esclusivamente sistemi difensivi e materiale informativo autorizzato. Poche ore più tardi è però arrivata la comunicazione che disponeva la chiusura dello stand. Secondo il dirigente, agli espositori sarebbe stato persino impedito di ricevere delegazioni ufficiali, mentre in alcune aree sarebbe stata interrotta l’alimentazione elettrica.

Le società colpite comprendono Aeronautics, Orbit Communications Systems, Controp Precision Technologies, Gilat Satellite Networks, Smart Shooter, Epsilor, Mer Group e altre aziende del settore tecnologico e della difesa. Parallelamente, i grandi gruppi israeliani presenti alla manifestazione, tra cui Rafael Advanced Defense Systems, Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (IAI), hanno offerto supporto logistico e spazi per incontri alle aziende rimaste senza stand operativi.

A prendere posizione è stato anche l’ambasciatore d’Israele in Francia, Joshua Zarka, che ha definito il comportamento delle autorità francesi una grave discriminazione nei confronti delle imprese israeliane. Secondo Zarka, dietro le restrizioni si intravedono sia motivazioni politiche legate alla guerra in Medio Oriente sia ragioni economiche connesse alla crescente competitività dell’industria della difesa israeliana sui mercati internazionali.

Le esportazioni militari israeliane hanno infatti raggiunto livelli record negli ultimi anni. I dati pubblicati dal ministero della Difesa mostrano una crescita costante della domanda internazionale per sistemi antimissile, droni, apparati di sorveglianza, tecnologie elettroniche e strumenti per la difesa aerea. Israele figura stabilmente tra i principali esportatori mondiali di tecnologie della difesa e molte delle sue aziende competono direttamente con i grandi gruppi europei nei mercati più strategici.

Nonostante le limitazioni, la presenza israeliana a Eurosatory non si è dissolta. Nei corridoi della fiera, nelle sale riunioni degli alberghi e persino nelle aree comuni del complesso espositivo continuano gli incontri con clienti e delegazioni straniere. Molti operatori del settore hanno scelto di mantenere gli appuntamenti programmati, trasformando la manifestazione in una sorta di fiera parallela che sfugge ai confini degli stand ufficiali.

Per gli espositori israeliani la vicenda rappresenta un precedente preoccupante. Per molti osservatori, invece, le immagini degli stand coperti, dei prodotti nascosti dietro pannelli e dei badge revocati rischiano di diventare il simbolo di una frattura sempre più profonda tra Parigi e Gerusalemme, una frattura che oggi riguarda una fiera internazionale della difesa ma che riflette tensioni politiche ben più ampie destinate a proseguire anche dopo la chiusura dei cancelli di Eurosatory.