È morta a 71 anni Zehava Shaul, madre del sergente Oron Shaul, il soldato israeliano caduto durante l’operazione Margine Protettivo nel 2014 e il cui corpo venne rapito da Hamas e trattenuto nella Striscia di Gaza per oltre dieci anni. Affetta negli ultimi mesi da una grave malattia, aveva continuato a ricordare come il ritorno del figlio in Israele avesse rappresentato per lei il compimento di una battaglia durata gran parte della sua vita. «Ho portato a termine la missione della mia vita», aveva confidato poche settimane fa ai familiari.Zehava sarà sepolta nel cimitero di Poria Illit, accanto al marito Herzl e alla tomba di Oron, riportato in Israele nel gennaio 2025 dopo una complessa operazione dell’IDF e dello Shin Bet.
Per più di un decennio Zehava Shaul era diventata una delle figure più riconoscibili della lotta delle famiglie israeliane per il ritorno dei propri figli caduti e trattenuti a Gaza. Non aveva mai cessato di chiedere allo Stato di riportare Oron in patria, neppure dopo la morte del marito Herzl, che non riuscì a vedere il figlio tornare in Israele.
In un comunicato, la famiglia l’ha ricordata come «una donna di fede, determinazione e amore per gli altri», sottolineando la forza con cui aveva portato avanti una battaglia che aveva toccato profondamente l’opinione pubblica israeliana. «La sua dedizione, la sua forza e il suo amore infinito hanno raggiunto il cuore di molti e sono diventati un simbolo di perseveranza, speranza e grande amore», hanno scritto i familiari.
Il presidente della Repubblica Isaac Herzog ha espresso profondo cordoglio, ricordando Zehava come «una madre coraggiosa, determinata e fonte di ispirazione» che aveva dedicato più di dieci anni alla battaglia per riportare il figlio a una sepoltura in Israele. Herzog ha ricordato anche Herzl, morto prima di poter assistere al ritorno di Oron.
Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha reso omaggio a Zehava Shaul, ricordando il rapporto personale mantenuto per anni con la famiglia. «Zehava non si è arresa neppure per un momento», ha dichiarato, sottolineando come dopo la morte del marito avesse continuato la sua battaglia «con una forza d’animo eccezionale e con un amore materno senza limiti».
Oron Shaul era caduto il 20 luglio 2014 nella battaglia di Shejaiya, durante l’operazione Margine Protettivo. Il mezzo corazzato sul quale viaggiava era stato colpito da Hamas e il suo corpo era stato portato nella Striscia. Già nell’agosto dello stesso anno l’allora ministro della Difesa Moshe Ya’alon aveva comunicato alla famiglia che Israele riteneva che i resti del soldato fossero nelle mani dell’organizzazione terroristica.
Da quel momento la famiglia Shaul aveva condotto una campagna incessante per ottenere il ritorno di Oron, mentre l’intelligence israeliana proseguiva le operazioni per individuare il luogo in cui il corpo era stato nascosto. La ricerca ricevette un nuovo impulso dopo l’ingresso delle forze israeliane nella Striscia in seguito al massacro del 7 ottobre 2023.
La svolta arrivò nel gennaio 2025. Un’operazione di Sayeret Matkal consentì di catturare un membro di Hamas che aveva informazioni decisive sul luogo in cui erano custoditi i resti di Shaul. L’interrogatorio permise di restringere ulteriormente le ricerche e di individuare l’area nella quale si trovava il corpo.
Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2025, poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, fu avviata l’operazione conclusiva. Il recupero venne effettuato dallo Shin Bet insieme a Shayetet 13 e alla 188ª Brigata corazzata, sotto il comando della 162ª Divisione. L’azione fu pianificata con particolare cautela anche per evitare di mettere in pericolo ostaggi israeliani ancora vivi che in quel momento si riteneva fossero detenuti nella zona.
Dopo il trasferimento in Israele, l’identità di Oron venne confermata dall’Istituto nazionale di medicina legale e alla famiglia fu finalmente comunicata la notizia attesa per dieci anni e mezzo.Il 20 gennaio 2025 migliaia di persone accompagnarono Oron Shaul alla sepoltura nel cimitero di Poria Illit, accanto al padre Herzl. Zehava era riuscita a compiere ciò per cui aveva combattuto per più di dieci anni, accompagnare suo figlio alla sua ultima dimora in Israele. Poco più di un anno e mezzo dopo, sarà sepolta accanto a lui.