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Dopo We Will Dance Again. Boy George, bye bye al musical

Il cantante si ritira dalla produzione di Jesus Christ Superstar pochi giorni dopo l’uscita di We Will Dance Again, la canzone dedicata alle vittime del 7 ottobre che ha scatenato una violenta campagna di contestazioni

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min

Pochi giorni dopo avere pubblicato una canzone apertamente schierata al fianco di Israele, Boy George ha annunciato il ritiro dalla produzione londinese di Jesus Christ Superstar, nella quale avrebbe dovuto interpretare re Erode dal 3 al 15 agosto. La decisione arriva dopo le fortissime polemiche suscitate dal brano We Will Dance Again (“Torneremo a ballare”), ispirato al massacro del festival Nova del 7 ottobre 2023.

A comunicare la rinuncia è stato il manager dell’artista, che ha spiegato come la scelta sia stata presa per evitare che le controversie personali finissero per oscurare lo spettacolo. In una dichiarazione diffusa sui social, il rappresentante del cantante ha parlato di una decisione assunta «per profondo rispetto dei produttori, del cast e dell’intera compagnia», aggiungendo che l’obiettivo è consentire alla produzione di proseguire senza ulteriori tensioni. Boy George, almeno finora, non ha rilasciato dichiarazioni dirette sul suo ritiro.

Al centro della vicenda c’è il brano pubblicato nei giorni scorsi, il cui titolo richiama uno degli slogan diventati simbolo dei sopravvissuti al massacro di Hamas al festival Nova. Nel testo il cantante contesta apertamente l’accusa di genocidio rivolta a Israele, ricorda gli stupri e gli omicidi del 7 ottobre e denuncia quello che definisce un atteggiamento di memoria selettiva nei confronti delle vittime israeliane. Il ritornello contiene una presa di posizione inequivocabile: «Se siete confusi, io sto dalla parte degli ebrei», mentre la conclusione include anche alcuni versi cantati in ebraico.

La pubblicazione del brano ha provocato centinaia di reazioni ostili sui social network, con accuse rivolte al cantante da parte di numerosi attivisti filopalestinesi. Travolto dalle contestazioni, Boy George ha risposto su X denunciando il clima di crescente radicalizzazione. «Questa follia non ha limiti», ha scritto, spiegando che la vicenda sta mettendo a dura prova perfino i rapporti personali.

La posizione dell’artista, in realtà, non rappresenta una novità. Pur non essendo ebreo e provenendo da una famiglia irlandese cattolica, Boy George ha più volte espresso vicinanza alla comunità ebraica. Negli ultimi anni ha respinto gli appelli del movimento BDS a boicottare Israele e ha continuato a difendere pubblicamente il proprio diritto a mantenere rapporti con amici e collaboratori ebrei. Solo pochi mesi fa, durante un evento legato all’Eurovision a Londra, aveva dichiarato che nessuno gli avrebbe mai fatto voltare le spalle ai suoi amici ebrei.

La rinuncia al musical rappresenta così l’ultimo capitolo di una vicenda che conferma quanto il conflitto israelo-palestinese continui a dividere profondamente anche il mondo della cultura e dello spettacolo. Sempre più spesso artisti, musicisti e attori si trovano di fronte a campagne di pressione, richieste di boicottaggio o contestazioni pubbliche per le posizioni espresse su Israele. Nel caso di Boy George, la scelta di farsi da parte sembra rispondere alla volontà di sottrarre la produzione teatrale alla tempesta politica che si è abbattuta su di lui, senza però rinnegare le convinzioni che aveva espresso attraverso la sua musica.