La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto un duro colpo all’Autorità Palestinese e all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), respingendo la richiesta di sospendere l’esecuzione della sentenza che le condanna a pagare 656 milioni di dollari di risarcimento alle vittime americane del terrorismo in Israele.Con il rigetto dell’istanza d’urgenza, i giudici hanno aperto la strada alle procedure per l’effettivo recupero delle somme riconosciute ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti agli attentati compiuti durante la Seconda Intifada, all’inizio degli anni Duemila.
La causa riguarda una serie di attacchi terroristici palestinesi perpetrati soprattutto a Gerusalemme, nei quali morirono 33 persone e centinaia rimasero ferite, compresi numerosi cittadini statunitensi. I familiari si sono rivolti ai tribunali americani facendo leva sull’Anti-Terrorism Act, la legge federale che consente ai cittadini degli Stati Uniti colpiti dal terrorismo internazionale di chiedere un risarcimento davanti alla giustizia americana.
Il procedimento ha attraversato oltre dieci anni di battaglie giudiziarie. Dopo una prima condanna pronunciata da una giuria federale, una Corte d’appello di New York aveva annullato il verdetto sostenendo che mancasse la giurisdizione dei tribunali statunitensi. Successivamente il Congresso è intervenuto modificando la legislazione antiterrorismo, ampliando la possibilità di perseguire davanti ai giudici americani enti stranieri accusati di sostenere o favorire attività terroristiche che abbiano colpito cittadini statunitensi.
Nel 2025 la stessa Corte Suprema aveva già riconosciuto la validità del nuovo quadro normativo, consentendo la riapertura di questo e di altri procedimenti analoghi. Lo scorso marzo la Corte d’appello del Secondo Circuito aveva quindi ripristinato integralmente la condanna da 656 milioni di dollari. Nel ricorso presentato ai giudici supremi, l’Autorità Palestinese aveva sostenuto che il pagamento di una somma così elevata avrebbe compromesso gravemente la propria capacità di finanziare servizi pubblici e amministrazione civile nei territori della Giudea e Samaria sotto il suo controllo. Un argomento che la Corte Suprema ha deciso di non accogliere.
La decisione rappresenta uno dei più importanti precedenti giudiziari nei rapporti tra gli Stati Uniti e la leadership palestinese. Per i familiari delle vittime costituisce il riconoscimento di una responsabilità civile attesa da molti anni; per l’Autorità Palestinese e l’OLP si tratta invece di una sconfitta dalle possibili conseguenze economiche e politiche, destinata a riaccendere il dibattito sul sostegno finanziario internazionale all’amministrazione di Ramallah e sulla responsabilità delle sue istituzioni rispetto agli attentati della Seconda Intifada.