Un farmaco capace di proteggere l’intestino dei celiaci dagli effetti del glutine potrebbe avvicinarsi alla fase decisiva della sperimentazione. Teva Pharmaceutical Industries ha annunciato risultati positivi per TEV ‘408, un anticorpo monoclonale sviluppato dall’azienda israeliana che agisce sull’interleuchina-15, una proteina coinvolta nella risposta immunitaria responsabile dei danni intestinali caratteristici della celiachia.
I risultati diffusi il 2 settembre riguardano uno studio clinico di fase 2a ancora in corso su 50 adulti affetti dalla malattia e già sottoposti a dieta senza glutine. Ai partecipanti è stata somministrata una singola dose sottocutanea di TEV ‘408 oppure un placebo; due settimane dopo è iniziata un’esposizione quotidiana controllata al glutine durata sei settimane. Al termine dell’ottava settimana, il gruppo trattato con l’anticorpo ha mostrato una protezione statisticamente significativa e clinicamente rilevante rispetto a quello che aveva ricevuto il placebo.
Il risultato assume particolare importanza perché la celiachia resta una malattia priva di una terapia farmacologica approvata. Colpisce circa l’1 per cento della popolazione mondiale ed è una patologia autoimmune nella quale l’assunzione di glutine scatena una reazione immunitaria che danneggia la mucosa dell’intestino tenue. La dieta rigorosamente priva di glutine rappresenta ancora oggi il trattamento standard, con conseguenze che incidono sulla vita quotidiana dei pazienti e senza eliminare completamente il rischio di esposizioni accidentali.
TEV ‘408 tenta di intervenire più a monte. L’anticorpo blocca l’IL-15, una citochina che svolge un ruolo importante nei meccanismi immunitari associati all’infiammazione e al danneggiamento dell’intestino. Nello studio, oltre alla minore alterazione della mucosa rilevata attraverso biopsie, i ricercatori hanno osservato un effetto favorevole sull’infiammazione intestinale e punteggi più bassi dei sintomi gastrointestinali rispetto al placebo. Teva riferisce inoltre che il trattamento è stato ben tollerato e che finora non sono emersi segnali di sicurezza preoccupanti.
Sono dati preliminari e riguardano un numero limitato di pazienti, dunque serviranno sperimentazioni più ampie prima di stabilire efficacia e sicurezza del trattamento e, soprattutto, prima di poter parlare di una futura autorizzazione. Il programma ha però già ricevuto nel maggio 2025 dalla Food and Drug Administration statunitense la designazione Fast Track per la celiachia, procedura riservata ai farmaci destinati a patologie gravi nelle quali esiste un bisogno terapeutico ancora insoddisfatto.
Teva punta sullo stesso anticorpo anche per altre malattie immunomediate. TEV ‘408 è in sperimentazione contro la vitiligine e i risultati ottenuti in uno studio di fase 1b hanno indotto l’azienda a programmare il passaggio alla fase 2b. L’obiettivo industriale è sviluppare un farmaco utilizzabile in più patologie accomunate dal coinvolgimento dell’IL-15, secondo il modello che l’azienda definisce “pipeline-in-a-product”.
La scommessa ha attirato anche capitali importanti. Nel gennaio scorso Teva ha concluso con Royalty Pharma un accordo che può arrivare fino a 500 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo clinico di TEV ‘408. L’interesse del mercato per il progetto è stato confermato anche dalla reazione al nuovo studio, con il titolo Teva in rialzo dopo la diffusione dei risultati.
Per la società farmaceutica israeliana, impegnata da alcuni anni a rafforzare la componente innovativa del proprio portafoglio accanto alla tradizionale presenza nei farmaci generici, TEV ‘408 rappresenta quindi uno dei programmi da seguire con maggiore attenzione. Per i celiaci la prospettiva è ancora più concreta. Se i risultati saranno confermati nelle successive fasi cliniche, per una malattia oggi governata essenzialmente attraverso ciò che si può o non si può mangiare potrebbe aprirsi finalmente la strada verso un trattamento capace di agire direttamente sul meccanismo biologico che provoca il danno.