Una donna incinta spintonata, bambini in lacrime, famiglie insultate come “assassine” per aver sfilato con una bandiera arcobaleno che portava al centro una Stella di David. Quanto accaduto sabato al Bologna Pride rischia di diventare uno degli episodi più significativi del crescente conflitto che attraversa una parte del movimento LGBTQ occidentale dopo il 7 ottobre.
Secondo diverse testimonianze, un gruppo di israeliani che partecipava alla manifestazione sarebbe stato preso di mira da altri partecipanti dopo avere esposto una bandiera simbolo dell’orgoglio LGBTQ con la Stella di David. La tensione sarebbe rapidamente degenerata in insulti e aggressioni fisiche. Tra le persone coinvolte figurerebbe una donna incinta che sarebbe stata spinta durante il parapiglia.
“Ci urlavano che eravamo assassini. I bambini erano terrorizzati”, ha raccontato una delle persone presenti. Un altro partecipante ha spiegato di avere marciato insieme alla moglie, al figlio e ad altre famiglie con passeggini, aggiungendo che l’unica ragione delle contestazioni era la loro identità ebraica e israeliana.
L’episodio si colloca in un’atmosfera infuocata. Il Bologna Pride di quest’anno si è svolto sotto lo slogan “Rivolta Pride” e gli organizzatori avevano inserito apertamente il sostegno alla causa palestinese tra i temi centrali della manifestazione, accanto alle rivendicazioni tradizionali del movimento LGBTQ. Durante il corteo, secondo quanto riportato da media italiani e internazionali, numerose bandiere palestinesi hanno accompagnato la marcia insieme agli striscioni arcobaleno. Alcuni manifestanti hanno scandito slogan come “Queers know which side to stand on, Free Palestine, from the river to the sea”, mentre altri cartelli accusavano Israele di genocidio a Gaza.
Il problema, naturalmente, non riguarda la legittimità delle opinioni politiche. Le manifestazioni pubbliche sono luoghi di confronto e di dissenso. Il punto che emerge con sempre maggiore evidenza è un altro. Per una parte dell’attivismo contemporaneo, la semplice presenza di israeliani o di simboli ebraici sembra diventata insopportabile, anche quando si tratta di persone che partecipano a un Pride per affermare la propria identità sessuale e familiare.
L’episodio di Bologna arriva poche settimane dopo una vicenda che aveva già suscitato forti polemiche. Gli organizzatori del Roma Pride avevano infatti escluso Keshet Italia, l’unica associazione ebraica LGBTQ del Paese, dalla possibilità di avere un proprio carro alla manifestazione. La ragione era stata il rifiuto dell’associazione di aderire integralmente a una piattaforma politica che definiva “genocidio” la guerra israeliana a Gaza. Gli organizzatori avevano accusato Keshet di non essersi sufficientemente dissociata da Israele.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti. In una parte del mondo LGBTQ europeo si sta affermando un criterio che giudica gli individui in base alla loro appartenenza nazionale o comunitaria e alla loro disponibilità a sottoscrivere determinate dichiarazioni politiche. Gli ebrei e gli israeliani vengono così sottoposti a una sorta di esame supplementare che altri partecipanti non devono affrontare.
Ancora più significativo appare il fatto che, secondo media locali di Bologna, contestazioni analoghe abbiano colpito anche gruppi di oppositori iraniani che sfilavano con la storica bandiera persiana precedente alla rivoluzione islamica del 1979. In quel caso alcuni manifestanti avrebbero gridato “Sionisti fuori dal corteo”, dimostrando quanto il termine “sionista” venga ormai utilizzato come etichetta polemica applicabile a chiunque venga percepito come distante dall’ortodossia politica dominante.
Per decenni il movimento LGBTQ ha chiesto alla società di giudicare le persone per ciò che sono e non per stereotipi, pregiudizi o appartenenze collettive. Gli episodi di Bologna raccontano una contraddizione sempre più difficile da ignorare. Quando una famiglia viene insultata davanti ai propri figli per una Stella di David stampata su una bandiera arcobaleno, il confine tra militanza politica e discriminazione smette di essere teorico e diventa improvvisamente molto concreto.

