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Belgio: no alle importazioni dagli insediamenti e Hamas applaude

Il governo di Bruxelles introduce nuove restrizioni commerciali sui prodotti provenienti da Giudea e Samaria mentre il gruppo terroristico invita altri Paesi a seguire lo stesso esempio

Alessandro Carmi

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Belgio: no alle importazioni dagli insediamenti e Hamas applaude

Il governo belga ha approvato un provvedimento destinato a riaccendere il confronto politico e diplomatico sul conflitto israelo-palestinese, introducendo un divieto all’importazione di merci provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori contesi della Cisgiordania. La decisione è stata immediatamente salutata da Hamas, che l’ha definita una scelta “storica” e ha invitato tutti gli altri governi a imboccare la stessa strada, intensificando il boicottaggio economico nei confronti di Israele.

In un comunicato diffuso poche ore dopo l’annuncio di Bruxelles, l’organizzazione terroristica ha espresso apprezzamento per quella che considera una misura conforme al diritto internazionale, rilanciando la richiesta di un isolamento politico ed economico dello Stato ebraico. La presa di posizione conferma quanto il dossier degli insediamenti continui a rappresentare uno dei terreni di maggiore scontro diplomatico, soprattutto in Europa, dove cresce il numero dei governi favorevoli a misure restrittive, pur in assenza di una linea comune dell’Unione europea.


Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri belga dà attuazione a un impegno assunto dall’esecutivo nel settembre 2025 e prevede l’introduzione di una disciplina specifica per le merci provenienti dagli insediamenti israeliani situati nei territori palestinesi occupati, attraverso il sistema nazionale delle licenze e dei controlli sulle importazioni. Bruxelles sostiene che la misura si inserisca nel quadro delle proprie obbligazioni internazionali e anticipi un eventuale intervento coordinato a livello europeo.

La scelta del Belgio arriva mentre all’interno dell’Unione europea prosegue un acceso confronto sull’opportunità di limitare il commercio con gli insediamenti israeliani. La Commissione europea ha recentemente presentato agli Stati membri diverse ipotesi, che comprendono un divieto totale o parziale delle importazioni, l’introduzione di dazi particolarmente elevati oppure un sistema di autorizzazioni preventive. Per il momento, tuttavia, le profonde divisioni fra i governi impediscono di raggiungere una posizione condivisa. Francia, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Belgio si sono espressi a favore di misure più incisive, mentre altri Paesi, tra cui Germania e Italia, mantengono un atteggiamento molto più prudente.
Israele respinge da tempo la qualificazione degli insediamenti come illegali e considera iniziative di questo genere discriminatorie e politicamente motivate. Il governo israeliano sostiene inoltre che provvedimenti commerciali selettivi finiscono per ostacolare il dialogo e rafforzare le posizioni più radicali, anziché favorire una soluzione negoziata del conflitto.

L’intervento di Hamas aggiunge un ulteriore elemento di tensione. Il movimento islamista, responsabile del massacro del 7 ottobre 2023 e ancora inserito nelle liste delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea, degli Stati Uniti e di numerosi altri Paesi occidentali, ha utilizzato la decisione belga come argomento per rilanciare la propria campagna internazionale contro Israele, chiedendo che il boicottaggio venga esteso a livello globale.

Resta ora da capire se l’iniziativa di Bruxelles rimarrà un caso isolato oppure rappresenterà il primo passo verso un cambiamento più ampio della politica commerciale europea. Per il momento prevale l’incertezza. La Commissione continua a esaminare le diverse opzioni disponibili, mentre gli Stati membri restano divisi sia sulla natura giuridica di eventuali restrizioni sia sulla maggioranza necessaria per approvarle. In questo scenario, la decisione belga assume soprattutto un forte valore politico e dimostra quanto il conflitto israelo-palestinese continui a riflettersi anche sulle scelte economiche e commerciali dei governi europei.