Il 9 novembre 2023 un missile balistico lanciato dallo Yemen sale verso Israele seguendo la sua traiettoria nello spazio. A intercettarlo è un Arrow 3, che lo distrugge fuori dall’atmosfera terrestre. Per il sistema concepito più di trent’anni prima come estrema assicurazione contro un attacco strategico è il primo impiego operativo. Per la difesa antimissile è un passaggio storico, perché per la prima volta un’intercettazione operativa di questo genere avviene nello spazio.
Da allora Arrow ha cambiato mestiere. Lo strumento che Israele aveva costruito pensando agli Scud iracheni e poi adattato progressivamente alla minaccia iraniana è diventato una componente utilizzata con continuità nella guerra cominciata il 7 ottobre. Prima contro i missili degli Houthi, poi contro gli attacchi diretti provenienti dall’Iran. Il salto è stato così rapido che una tecnologia progettata per la situazione estrema è entrata nella routine operativa della difesa israeliana.
A raccontare questa trasformazione è R., 42 anni, responsabile negli ultimi tre anni dei sistemi della fascia superiore all’interno dell’organizzazione israeliana per la difesa missilistica del ministero della Difesa. Entrato nell’incarico nel giugno 2023, pochi mesi prima dell’attacco di Hamas, R. ricorda che già il 7 ottobre tecnici, industria e Aeronautica decisero di preparare Arrow all’ipotesi di un conflitto regionale, quando ancora nessuno sapeva che missili balistici sarebbero arrivati dallo Yemen e, successivamente, direttamente dall’Iran.
Il primo banco di prova arrivò il 31 ottobre 2023, quando un Arrow 2 intercettò un missile lanciato dagli Houthi verso il sud di Israele. Nove giorni dopo toccò all’Arrow 3. Quello che fino a quel momento esisteva soprattutto nelle simulazioni e nei test diventava così tecnologia sperimentata in combattimento.
La prova più impressionante sarebbe arrivata il 14 aprile 2024, con l’attacco diretto dell’Iran. Teheran lanciò oltre trecento tra droni, missili da crociera e missili balistici. Israele, insieme agli Stati Uniti e ad altri alleati, intercettò il 99 per cento delle minacce dirette verso il proprio territorio. Fu anche la dimostrazione di quanto la difesa israeliana fosse ormai legata a una struttura internazionale nella quale sistemi Arrow, batterie americane, navi dotate di Aegis, caccia e apparati radar lavorano sullo stesso campo di battaglia.
Le successive campagne contro l’Iran hanno trasformato quel successo in esperienza accumulata. Durante l’operazione Leone nascente del 2025 il ministero della Difesa israeliano ha indicato nell’86 per cento il tasso di intercettazione dei missili balistici iraniani destinati a essere abbattuti. Ogni lancio è diventato contemporaneamente un combattimento e un test, seguito da analisi che possono produrre modifiche al software nel giro di ore o di pochi giorni.
Il problema, a questo punto, riguarda anche le quantità. Un sistema sofisticato serve a poco se una guerra prolungata consuma gli intercettori più velocemente di quanto l’industria riesca a sostituirli. Nell’aprile 2026 il governo israeliano ha quindi approvato una nuova accelerazione della produzione degli Arrow, aumentando capacità industriale e scorte disponibili. È uno dei segnali più chiari di quanto sia cambiata la percezione della minaccia balistica dopo il 7 ottobre.
Nel frattempo Arrow è diventato anche uno dei prodotti strategici dell’industria israeliana. Nel dicembre 2025 la Germania ha ricevuto i primi elementi operativi dell’Arrow 3, acquistato con quello che al momento della firma era il maggiore contratto di esportazione militare mai concluso da Israele. La Bundeswehr lo ha scelto per coprire proprio la fascia di difesa contro missili balistici a lunghissimo raggio che mancava all’architettura tedesca ed europea.
Lo sviluppo, intanto, continua. Arrow 4 è destinato progressivamente a sostituire l’Arrow 2 e si trova nelle fasi avanzate del programma congiunto israelo-americano, mentre Israel Aerospace Industries lavora già ai concetti della generazione successiva. Nell’agosto scorso un nuovo test del sistema Arrow ha verificato ulteriori capacità contro minacce balistiche in evoluzione.
È questa, probabilmente, la trasformazione più profonda avvenuta in tre anni. Israele aveva costruito Arrow nella speranza di usarlo soltanto nel giorno peggiore. Quel giorno è arrivato più volte, da direzioni diverse, e ha mostrato che la guerra dei missili balistici appartiene ormai al presente. Si combatte già a decine e centinaia di chilometri sopra la Terra, mentre ingegneri e militari lavorano alla generazione di intercettori che dovrà affrontare il missile successivo.