L’Iran potrebbe prepararsi a utilizzare armi chimiche contro Israele e altri avversari regionali, ma al momento non dispone di capacità tali da rappresentare una minaccia immediata per lo Stato ebraico. La precisazione è arrivata mercoledì 4 novembre da un alto responsabile della Difesa israeliana, poche ore dopo che il New York Times aveva rivelato l’esistenza di rapporti riservati trasmessi dall’intelligence di Gerusalemme agli Stati Uniti e ad alcuni Paesi del Golfo Persico.
Secondo il quotidiano americano, i servizi israeliani avrebbero individuato segnali di un’accelerazione dei programmi iraniani destinati allo sviluppo di armamenti chimici e dei relativi sistemi di impiego. Tra le ipotesi esaminate figurano l’installazione di agenti tossici su vettori missilistici e il trasferimento clandestino di sostanze chimiche nei territori di Paesi considerati nemici dalla Repubblica islamica.
Le informazioni hanno provocato reazioni contrastanti a Washington, dove alcuni funzionari dell’amministrazione Trump ritengono credibili gli avvertimenti israeliani, mentre altri sospettano che il governo di Benjamin Netanyahu intenda utilizzarli per sollecitare una ripresa delle operazioni militari contro Teheran. Anche tra i governi del Golfo, secondo le ricostruzioni americane, le valutazioni israeliane sarebbero state accolte con scetticismo, soprattutto per l’assenza di prove pubblicamente verificabili.
La questione delle armi chimiche iraniane ha precedenti che risalgono a diversi decenni fa. Nel 2024 l’intelligence statunitense aveva segnalato la possibilità che Teheran proseguisse attività di ricerca e sviluppo su agenti chimici e biologici destinati a impieghi offensivi. L’Iran, che aderisce alla Convenzione internazionale per la proibizione delle armi chimiche, respinge le accuse di possedere un programma militare di questo genere.
Il ricorso ad armi chimiche rappresenta inoltre un capitolo particolarmente doloroso della storia iraniana. Durante la guerra contro l’Iraq, tra il 1980 e il 1988, le forze di Saddam Hussein impiegarono ripetutamente sostanze tossiche contro militari e civili iraniani, provocando migliaia di vittime e conseguenze sanitarie che continuano a manifestarsi a distanza di decenni.
A Gerusalemme, intanto, le autorità militari cercano di distinguere le valutazioni strategiche dalle condizioni effettive di sicurezza della popolazione. Il responsabile della Difesa intervenuto mercoledì ha assicurato che Israele continua a sorvegliare gli sviluppi del programma iraniano ed è pronto ad adottare le misure necessarie qualora emergessero pericoli concreti.
Un elemento significativo riguarda le esercitazioni del Comando del fronte interno israeliano, che nelle ultime settimane non hanno previsto una preparazione specifica della popolazione a eventuali attacchi chimici. Le autorità non hanno neppure disposto una nuova distribuzione generalizzata di maschere antigas, misura che in passato aveva accompagnato le fasi di maggiore allarme.
Sul piano diplomatico, le rivelazioni arrivano mentre Washington valuta le proprie opzioni nei confronti della Repubblica islamica. Il Pentagono dispone di piani per eventuali nuove operazioni, sebbene Donald Trump abbia dichiarato di non prevedere nell’immediato ulteriori attacchi contro l’Iran.
Il risultato delle elezioni americane di metà mandato introduce un’altra variabile nei rapporti tra la Casa Bianca e il Congresso, la cui nuova composizione entrerà in carica il 3 gennaio 2027.
Per Israele, la questione fondamentale rimane la possibilità che Teheran sviluppi strumenti offensivi capaci di modificare gli equilibri militari della regione. La valutazione diffusa mercoledì dalla Difesa israeliana indica che questo scenario viene seguito con attenzione, mentre resta ancora da accertare quanto i programmi attribuiti all’Iran siano effettivamente avanzati e quali intenzioni abbiano i suoi dirigenti.

