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Zikim, i ragazzi che fermarono Hamas

Il 7 ottobre sei giovanissimi comandanti difesero la base fino all’ultimo, salvando oltre cento reclute e impedendo ai terroristi di conquistarla

Anna Borioni

Tempo di Lettura: 8 min
Zikim, i ragazzi che fermarono Hamas
Iimmagine generata con AI

Avevano tutti intorno ai vent’anni i sei giovani comandanti uccisi la mattina del 7 ottobre 2023 durante una furiosa battaglia intrapresa per impedire ad Hamas di prendere la base militare di Zikim. Insieme a poco più di una decina di altrettanto giovani commilitoni rimasti feriti, sono riusciti a respingere l’attacco dei terroristi che, divisi in tre squadre, si sono infiltrati nella base provenienti da direzioni diverse, sia via terra che via mare, armati di «una potenza di fuoco sproporzionata», come ha riferito uno dei soldati sopravvissuti. Dopo una sparatoria di oltre un’ora, i terroristi erano vinti. Salve le oltre 100 nuove reclute arruolate in agosto nella base, eccetto una uccisa mentre prestava soccorso ai feriti. Tutti salvi i 30 membri del personale non combattente e amministrativo, e salvi numerosi civili che si sono rifugiati nella base dalla spiaggia vicina, dove Hamas aveva massacrato 17 bagnanti.

Situata nel sud di Israele, a pochi chilometri dal confine settentrionale della Striscia di Gaza, la base è un’importante installazione dell’Idf utilizzata per addestrare la Compagnia Tavor della Brigata di ricerca e soccorso del Comando del fronte interno. È una delle tre basi militari nelle vicinanze dei kibbutz Zikim, insieme agli avamposti di Yiftach ed Erez. Delle tre, solo Zikim ha resistito all’attacco di Hamas, facendo guadagnare tempo alle comunità appena a nord della Striscia di Gaza per organizzarsi e respingere i terroristi. Secondo l’indagine dell’Idf, pubblicata ad aprile 2025, a Zikim c’è stata una battaglia disperata combattuta dai giovani comandanti, che hanno dimostrato estremo coraggio e grande capacità di prendere rapidamente decisioni in condizioni di estrema tensione e caos, nonostante nessuno di loro potesse contare su una significativa esperienza di combattimento.

Adir Abudi 23 anni, Or Moses 22 anni

Quella mattina a Zikim si respirava l’aria tranquilla di uno Shabbat come altri. La Compagnia Tavor sorvegliava la base e le reclute erano dispiegate in coppia lungo la recinzione perimetrale. Alle 6.29 inizia il lancio di oltre mille razzi da Gaza. La prima preoccupazione del maggiore Adir Abudi, uno dei comandanti più anziani in servizio alla base, è di mettere in salvo le reclute nei rifugi, ordinando ai giovani ufficiali di sostituirsi a loro nelle posizioni di guardia alla base. Alle 6.36, Abudi rilascia un aggiornamento tramite il gruppo WhatsApp del personale: «Green». Questo significava che tutte le posizioni erano presidiate dai soldati. Le nuove reclute erano al sicuro. Tutto sembra in ordine. Ma alle 6.45, udendo degli spari provenienti dalle vicine basi militari, i comandanti della base capiscono che i razzi dal cielo non sono la principale minaccia. Abudi scrive: «Si spara troppo da queste parti! Contattate tutte le postazioni e assicuratevi che non ci siano infiltrazioni nella base».

Alle 7.30 le squadre di pattuglia individuano i terroristi in due luoghi separati e scoprono un principio di incendio. Il primo scontro avviene nella Posizione 6, una postazione fortificata sul bordo meridionale della base, di fronte alla Striscia di Gaza. Il drappello di giovani ufficiali combatte senza sosta riuscendo a impegnare i terroristi che non riescono ad avanzare. Le comunicazioni sono concitate. «Ci sono feriti», Abudi richiede il soccorso medico. La vice comandante della Compagnia Or Moses cerca di far evacuare i più gravi, ma alle 8.00 scrive: «Non riusciamo a evacuare i feriti a causa dei colpi d’arma da fuoco». Poi supplica in un messaggio: «Qualcuno … portare … una barella. Nowww». Insieme a un altro ufficiale aprono il fuoco riuscendo a spostare il soldato ferito il più indietro possibile. Alle 8.19 Or Moses, notando che la comunicazione con il suo ufficiale superiore si era interrotta, scrive: «Che cosa sta succedendo con Abudi?». Silenzio. Il comandante Adir Abudi è caduto colpito al cuore mentre correva a zig zag facendo fuoco contro i terroristi. La vice comandante Or Moses ha mantenuto calma ed efficienza durante tutta la battaglia. A un certo punto, colpita da un proiettile, è riuscita a dire: «Sono stata colpita» ed è caduta.

Adir Abudi nelle foto ha uno sguardo serio, gli occhi scuri, penetranti. Sua madre lo descrive un ragazzo tranquillo, introverso, «ma quando abbiamo saputo del suo comportamento da comandante abbiamo conosciuto un Adir diverso, uno di quelli che lasciano il segno». Adir era un ragazzo di 23 anni appassionato di calcio, non si perdeva una partita allo stadio e in TV. Ora la sua famiglia organizza un torneo in suo onore nella sua città natale, Modiin.

Or Moses sorride con gli occhi nella foto scelta per il suo memoriale. Si era arruolata nell’Idf nel novembre 2019 e dopo aver completato con onore il corso ufficiali, nel luglio 2023 fu assegnata alla base di addestramento della brigata Zikim. Or Moses sognava di viaggiare in Giappone e andarsene un po’ in giro per il mondo dopo il congedo. E più tardi, dopo il «grande viaggio», aveva intenzione di studiare medicina.

Yannai Kaminka 20 anni, Adar Ben Simon 20 anni, Eden Alon Levy 19 anni, Omri Niv Firshtein 20 anni

Verso le 6 del mattino, il cancello che porta al poligono di tiro viene presidiato dalla sergente Eden Alon Levy e da una recluta. Dopo il lancio di razzi, diversi comandanti si uniscono alla coppia, tra cui la tenente Adar Ben Simon, il tenente Yannai Kaminka e il sergente Omri Niv Firshtein, mentre la recluta viene messa al sicuro nel rifugio. Un numero imprecisato di terroristi apre il fuoco verso il cancello. Alle 7:44 Yannai Kaminka chiede: «Urgente evacuazione necessaria al poligono di tiro». Adar manda un messaggio alla sorella: «Ci stanno sparando addosso. C’è un’infiltrazione terroristica. Vedo nove terroristi di fronte a me. I miei comandanti sono rimasti feriti. Io ho una pallottola in canna. Shemà Yisrael». Ci sono due ufficiali feriti, uno grave, che vengono evacuati nelle aree sicure. Il loro posto viene preso da Omri Niv Firshtein, l’autista operativo della Compagnia. Alle 7:56 i suoi amici gli hanno inviato un messaggio chiedendo come stava. «Sto combattendo», risponde Omri che un quarto d’ora dopo scrive: «Richiedere rinforzo a portata di tiro».

Nove minuti dopo, Adar Ben Simon lancia l’allarme: «Hanno granate». Alle 8:10 aggiunge: «Presto finiremo i proiettili. Richiesti rinforzi urgenti». Neanche un minuto dopo Eden Levy invia lo stesso appello: «Abbiamo bisogno di aiuuuto. Siamo sotto tiro. Le munizioni sono finite» e contemporaneamente scrive alla famiglia: «Vi voglio bene ragazzi».
Poi il silenzio. I terroristi sparano un RPG, un lanciarazzi anticarro portatile. Cadono Yannai, Adar, Eden e Omri, dopo aver combattuto senza risparmiarsi.

Yannai Kaminka, con la doppia cittadinanza Usa-Israele, era cresciuto a Tzur Hadassah, appena fuori Gerusalemme. Capo gruppo degli scout Tzofim durante il liceo, viene descritto dai suoi compagni come un ragazzo «intelligente, allegro, divertente e forte. Cercavamo sempre di placcarlo e buttarlo a terra, ma era troppo forte per noi. Per tutti noi era come un fratello maggiore».

Adar Ben Simon ha un sorriso aperto, contagioso, nella foto che la ritrae colma di gioia per aver concluso la «marcia del berretto», l’impegnativo trekking notturno che i soldati dell’Idf affrontano alla fine del loro addestramento per guadagnarsi il copricapo della propria unità. Si era arruolata nel 2021 scegliendo di diventare un soldato combattente: «Voglio essere sul campo, non sedermi davanti a un computer!». Nel suo diario ha lasciato scritto: «Vivi la vita e goditi ogni momento. Realizza tutti i tuoi sogni e guarda sempre il bicchiere mezzo pieno».
Eden Alon Levy, treccine nei capelli, sorride felice anche lei a conclusione della «marcia del berretto». Eden sognava di diventare pilota, amava ballare e lo ha fatto per un decennio, comprese le esibizioni con un gruppo di danza locale. Secondo sua sorella Shani, anch’essa soldatessa dell’Idf: «La storia di Eden dimostra senza dubbio quanto possono fare anche le soldatesse da combattimento, e anche di più degli uomini».

Omri Niv Firshtein, sebbene a Zikim prestasse servizio come autista, al momento dell’attacco prese l’arma di una recluta e raggiunse gli altri combattenti posizionati davanti alla base. Omri era un ragazzo sportivo, praticava judo, pallavolo, calcio e tennis prima di concentrarsi sul suo unico vero amore, il basket. Amava la musica e sognava di imparare a suonare la chitarra. Alla base ballava in continuazione e faceva ridere tutti, raccontano i suoi compagni, per i quali «era il cuore della Compagnia».

Neria Aharon Nagari, 18 anni

È l’unica recluta ad averci rimesso la vita nella battaglia di Zikim. Si era appena arruolato nell’agosto 2023. È stato ucciso da uno dei terroristi che era riuscito a entrare nella base giungendo fino alla caserma dove si erano rifugiate le reclute, mentre prestava soccorso ai feriti. Suo padre ha raccontato di aver parlato con il figlio per l’ultima volta prima dell’inizio dello Shabbat: «Mi hai detto che stavi bene, che avevi trovato il posto giusto per te. Ti ho benedetto e ti ho detto che ti vogliamo bene. È stato un privilegio crescerti, sembra che Dio ti volesse con sé».

La base di Zikim

Alle 9:15 diversi alti comandanti hanno raggiunto la base insieme alle forze dell’unità di ricognizione del Maglan. Alle 10:20 i soldati feriti sono stati portati negli ospedali e alle 11:30 i corpi dei soldati uccisi sono stati rimossi. Le truppe hanno perquisito la base nel corso delle ore successive e, entro le 14:30, è stata dichiarata libera da eventuali minacce.