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UNRWA. Licenziati 70 dipendenti legati ad Hamas

Dopo anni di denunce, indagini e polemiche, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi allontana decine di dipendenti nella Striscia di Gaza

Alessandro Carmi

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UNRWA. Licenziati 70 dipendenti legati ad Hamas

Settanta dipendenti licenziati con effetto immediato per legami con Hamas. La decisione adottata dall’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che assiste i rifugiati palestinesi, rappresenta uno dei riconoscimenti più significativi, almeno sul piano pratico, delle accuse che da anni vengono rivolte all’organizzazione riguardo alla presenza di personale affiliato o vicino al movimento islamista che governa la Striscia di Gaza.

L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi per iniziativa del direttore ad interim dell’agenzia, Christian Saunders, ed è stato accolto con soddisfazione da UN Watch, l’organizzazione non governativa con sede a Ginevra che da anni documenta i rapporti tra Hamas e numerosi dipendenti dell’UNRWA. La vicenda assume particolare rilevanza perché arriva dopo una lunga serie di inchieste, verifiche interne e pressioni internazionali che hanno progressivamente incrinato l’immagine di neutralità che l’agenzia ha sempre rivendicato.

Secondo UN Watch, il provvedimento sarebbe stato favorito sia dalle proprie attività investigative sia dalle segnalazioni trasmesse dall’Office of Inspector General dell’USAID, che avrebbe identificato oltre cento dipendenti ed ex dipendenti dell’agenzia collegati ad Hamas. Negli ultimi mesi l’organizzazione guidata da Hillel Neuer ha inoltre pubblicato una vasta documentazione sulle connessioni tra personale dell’UNRWA e strutture politiche o militari dell’organizzazione islamista, arrivando a realizzare una mappa che individua centinaia di presunti affiliati.

Il tema non è nuovo. Già dopo il massacro del 7 ottobre 2023 erano emerse accuse gravissime nei confronti di alcuni dipendenti dell’agenzia, sospettati di avere partecipato direttamente agli attacchi contro Israele. Quelle rivelazioni provocarono una crisi internazionale che spinse diversi Paesi donatori, tra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Canada e altri governi occidentali, a sospendere temporaneamente i finanziamenti in attesa di verifiche indipendenti.

Le successive indagini commissionate dalle Nazioni Unite non confermarono tutte le accuse inizialmente circolate, ma evidenziarono lacune nei meccanismi di controllo e nella capacità dell’agenzia di monitorare le attività del proprio personale all’interno di un territorio dominato da Hamas dal 2007. Da allora la questione non ha mai smesso di alimentare il confronto politico e diplomatico.

A rendere ancora più controversa la vicenda è stata la reazione ufficiale dell’UNRWA. Nel comunicato diffuso dopo i licenziamenti, l’agenzia ha infatti precisato che il provvedimento non costituisce una conferma delle accuse formulate contro i dipendenti coinvolti e che la decisione sarebbe stata adottata principalmente per ragioni di sicurezza. Una posizione che ha suscitato nuove critiche da parte di chi ritiene impossibile separare il licenziamento dalle motivazioni che lo hanno determinato.

Anche il sindacato dei dipendenti dell’UNRWA nella Striscia di Gaza ha contestato apertamente la decisione, definendola arbitraria e chiedendone l’immediata revoca. Da anni proprio il sindacato rappresenta uno dei punti più controversi della discussione. Diversi rapporti indipendenti e numerose analisi giornalistiche hanno documentato come, nel corso del tempo, figure vicine ad Hamas abbiano conquistato posizioni di rilievo all’interno delle rappresentanze sindacali dell’agenzia.

Il nodo centrale riguarda però le dimensioni del fenomeno. I settanta licenziamenti costituiscono una cifra significativa, ma i critici dell’UNRWA sostengono che il numero reale dei dipendenti affiliati ad Hamas sia molto più elevato. Alcune stime elaborate da organizzazioni indipendenti parlano di centinaia di persone soltanto nella Striscia di Gaza. Si tratta di valutazioni contestate dall’agenzia, ma che continuano a circolare nel dibattito internazionale.

L’UNRWA occupa una posizione unica all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Fondata nel 1949 per assistere i rifugiati palestinesi della guerra d’indipendenza israeliana, gestisce scuole, cliniche, programmi alimentari e servizi sociali per milioni di persone in Gaza, Cisgiordania, Giordania, Libano e Siria. Proprio questa dimensione rende particolarmente delicata ogni controversia che la riguarda.

Per i sostenitori dell’agenzia, l’UNRWA resta una struttura indispensabile senza la quale milioni di palestinesi perderebbero servizi essenziali. Per i suoi critici, l’organizzazione è diventata nel tempo permeabile alle influenze di Hamas e incapace di garantire quella neutralità che dovrebbe caratterizzare ogni organismo delle Nazioni Unite.

I settanta licenziamenti annunciati questa settimana non chiuderanno il dibattito. Semmai lo renderanno ancora più acceso. Per la prima volta da molti anni, infatti, una parte delle accuse formulate contro l’agenzia ha prodotto conseguenze concrete e visibili. Resta da capire se si tratti dell’inizio di una profonda revisione interna oppure di una misura limitata destinata a lasciare irrisolti i problemi che hanno accompagnato l’UNRWA per gran parte della sua storia recente.