UNRWA sostiene di avere completato 41 delle 50 riforme indicate dalla commissione indipendente guidata dall’ex ministra degli Esteri francese Catherine Colonna. Secondo un nuovo rapporto di UN Watch, pubblicato il 14 settembre, il dato offre però un’immagine profondamente diversa da quella che emerge esaminando una per una le misure adottate. L’organizzazione con sede a Ginevra ritiene che soltanto 13 raccomandazioni possano essere considerate effettivamente attuate nei termini previsti.
Il rapporto, Report Card on UNRWA Reform, mette sotto esame il processo avviato dopo la crisi esplosa in seguito al 7 ottobre 2023 e alle accuse sul coinvolgimento di dipendenti dell’agenzia nel massacro compiuto da Hamas. Fu in quel contesto che il segretario generale dell’Onu António Guterres affidò a Catherine Colonna una revisione dei meccanismi destinati a garantire la neutralità dell’UNRWA.
Il punto centrale sollevato da UN Watch riguarda il criterio utilizzato dall’agenzia per dichiarare conclusa una riforma. La predisposizione di procedure, piani, programmi di formazione o progetti pilota viene in diversi casi contabilizzata come completamento, anche quando la loro applicazione effettiva rimane parziale o dipende dalla disponibilità di nuovi finanziamenti.
Uno dei problemi più delicati riguarda i controlli sul personale. Secondo UN Watch, l’UNRWA continua a non disporre di un sistema capace di accertare in maniera sistematica l’eventuale appartenenza dei dipendenti a Hamas o alla Jihad islamica palestinese. Il principale strumento di verifica utilizzato dall’agenzia fa riferimento alla lista consolidata delle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nella quale Hamas e Jihad islamica palestinese non figurano.
La questione è tornata al centro dell’attenzione nel giugno scorso, quando l’UNRWA ha licenziato con effetto immediato 70 dipendenti della Striscia di Gaza dopo una valutazione sui rischi per la sicurezza delle proprie operazioni. L’agenzia ha precisato che il provvedimento non costituiva una convalida delle accuse formulate contro quelle persone e ha ribadito di non possedere capacità investigative o di intelligence proprie.
Altrettanto controverso è il capitolo dell’istruzione. UN Watch contesta che procedure di revisione, corsi per gli insegnanti e rapporti con l’UNESCO possano essere considerati prova sufficiente dell’avvenuta riforma. Un rapporto pubblicato nel gennaio 2026 dall’organizzazione IMPACT-se, basato sull’esame di 290 libri di testo e 71 guide per insegnanti del curriculum dell’Autorità Palestinese utilizzato anche nelle scuole UNRWA, sostiene infatti che continuino a comparire contenuti antisemiti, glorificazione del terrorismo e incitamento alla violenza.
Il rapporto di UN Watch dedica inoltre ampio spazio ai sindacati dei dipendenti. L’agenzia avrebbe considerato completata la revisione del loro statuto dopo avere elaborato e trasmesso una nuova proposta, sebbene questa non fosse ancora stata adottata. È uno degli esempi sui quali Hillel Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, costruisce la sua contestazione del metodo seguito dall’UNRWA: approvare una politica interna, sostiene, non significa averla applicata.
La conclusione di UN Watch va oltre il bilancio delle singole raccomandazioni. Secondo l’organizzazione, la crisi dell’UNRWA riguarda problemi strutturali che gli interventi amministrativi suggeriti dalla commissione Colonna non sarebbero riusciti a risolvere, dall’infiltrazione di organizzazioni terroristiche tra il personale all’influenza esercitata sui sindacati, fino all’impossibilità dell’agenzia di individuare autonomamente attività clandestine all’interno delle proprie strutture.
È su questo terreno che si giocherà adesso il confronto con i Paesi donatori. UN Watch chiede ai governi di non assumere come parametro le sole cifre fornite dall’UNRWA e di sottoporre i risultati dichiarati a verifiche indipendenti. Perché tra una riforma scritta, una riforma dichiarata conclusa e una riforma capace di cambiare davvero il funzionamento di un’istituzione può esserci una distanza enorme.