Per secoli l’antisemitismo si è travestito da religione, da scienza, da politica, da rivoluzione. Oggi, evidentemente, si diverte a travestire gli altri.
In Ucraina un alto funzionario avrebbe costretto un proprio collaboratore a indossare parrucca e abiti associati agli ebrei ultraortodossi per farsi una risata davanti ai colleghi. Poi è arrivata la battuta: gli ebrei sarebbero astuti. Sempre le stesse vecchie monete false che circolano da secoli. Cambiano le uniformi, restano i pregiudizi.
La cosa interessante non è l’idiozia del gesto perché, come sappiamo fin troppo bene, gli idioti esistono in ogni Paese e in ogni epoca. La cosa interessante è la naturalezza con cui certi stereotipi continuano a riaffiorare. Quando qualcuno vuole ridicolizzare una persona, pensa ancora all’ebreo. Quando vuole insinuare furbizia, doppiezza o intrigo, pensa ancora all’ebreo. Quando cerca una maschera per umiliare qualcuno, pesca ancora dal guardaroba dell’antisemitismo.
Poi ci raccontano che l’odio antiebraico sarebbe un problema marginale, un reperto storico, un fantasma del passato. Certo. Talmente passato che basta una riunione d’ufficio perché rispunti fuori, ridendo della propria battuta e aspettandosi perfino gli applausi. Per fortuna, ogni tanto, qualcuno si ricorda che la civiltà consiste anche nel chiamare le cose con il loro nome.
Bidoni della spazzatura
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