Quando un esercito occidentale prende in esame le tecniche operative di un’organizzazione terroristica per trarne insegnamenti utili alla difesa di uno Stato democratico, il risultato è destinato a suscitare discussioni. È quanto sta accadendo negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di uno studio del Center for Army Lessons Learned (CALL), organismo dell’esercito americano incaricato di raccogliere e analizzare le lezioni dei conflitti contemporanei. Il documento, diffuso il 3 giugno, prende in esame le operazioni militari di Hamas contro Israele nella Striscia di Gaza e valuta quali elementi possano essere adattati da Taiwan in caso di un futuro tentativo di invasione da parte della Cina.
L’aspetto più sorprendente del rapporto sta nel fatto che gli analisti americani separano nettamente il giudizio politico e morale sull’organizzazione palestinese dall’analisi delle sue capacità operative. Hamas continua a essere classificata dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea come organizzazione terroristica, ma questo non impedisce ai pianificatori militari di studiarne i metodi sul campo. Del resto, la storia militare è piena di esempi simili. Gli eserciti analizzano costantemente le innovazioni tattiche dei propri avversari, indipendentemente dalla natura del regime o del movimento che le ha sviluppate.
Secondo il rapporto, uno degli elementi che hanno consentito a Hamas di prolungare il confronto con le Forze di Difesa israeliane è stata la struttura decentralizzata delle sue unità combattenti. Piccoli gruppi composti da tre o cinque uomini operano con ampia autonomia, ricevono obiettivi generali e decidono in modo indipendente come raggiungerli. Una simile organizzazione riduce la vulnerabilità delle catene di comando tradizionali e rende più difficile neutralizzare l’intera struttura attraverso l’eliminazione dei dirigenti.
Gli autori dello studio ritengono che Taiwan potrebbe adottare un modello simile per alcune unità territoriali destinate a operare nelle aree urbane. L’idea si inserisce nella cosiddetta “strategia del porcospino”, elaborata negli ultimi anni da numerosi esperti di difesa, secondo la quale l’isola dovrebbe puntare meno sulla simmetria militare con Pechino e molto di più sulla capacità di rendere ogni chilometro conquistato estremamente costoso per l’aggressore.
Grande attenzione viene dedicata anche all’ambiente urbano. Hamas ha trasformato il tessuto cittadino di Gaza in una rete di posizioni difensive, punti di osservazione, percorsi nascosti e trappole. Gli analisti americani descrivono edifici adattati a funzioni militari, passaggi aperti tra abitazioni adiacenti e postazioni distribuite su diversi livelli. Perfino le macerie prodotte dai bombardamenti vengono considerate un elemento tattico, poiché alterano il terreno, limitano la visibilità e rallentano i movimenti dei mezzi corazzati.
Ancora più rilevante appare il ruolo della rete sotterranea che Israele ha ribattezzato “metropolitana di Gaza”. Il sistema di tunnel costruito da Hamas nel corso di oltre vent’anni viene descritto come una delle principali risorse strategiche del movimento. Alcune stime parlano di quasi cinquecento chilometri di gallerie dotate di ventilazione, elettricità e sistemi di comunicazione. Attraverso questi percorsi, i combattenti possono spostarsi senza essere individuati, emergere all’improvviso per colpire e scomparire pochi minuti dopo.
Lo studio suggerisce che Taiwan potrebbe integrare infrastrutture civili esistenti, metropolitane, rifugi e nuove opere sotterranee in una rete difensiva capace di garantire mobilità e sopravvivenza alle proprie forze anche sotto un intenso bombardamento cinese.
Un capitolo specifico è dedicato ai droni commerciali. Hamas ha dimostrato come piattaforme relativamente economiche possano essere utilizzate per ricognizione, raccolta di informazioni e attacchi mirati. Gli analisti americani ritengono che la diffusione di migliaia di piccoli droni rappresenti una delle soluzioni più efficaci per compensare l’enorme superiorità numerica dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese.
Il rapporto affronta anche un tema estremamente controverso: l’utilizzo di aree civili da parte di Hamas. Gli autori osservano che il movimento ha spesso operato all’interno o nelle immediate vicinanze di infrastrutture civili, creando dilemmi militari e politici per Israele. Tuttavia il documento sottolinea esplicitamente che Taiwan non potrebbe né dovrebbe imitare questi comportamenti. L’impiego di scudi umani, ostaggi o strutture protette dal diritto internazionale resta illegale e incompatibile con le norme dei conflitti armati.
Proprio questa distinzione rappresenta il cuore dell’analisi americana. Washington non propone di trasformare Taiwan in una copia di Hamas. Suggerisce invece di studiare come una forza più debole possa sopravvivere e infliggere costi elevati a un avversario immensamente più potente. Per gli strateghi statunitensi la guerra di Gaza offre una lezione che va oltre il Medio Oriente e arriva fino allo Stretto di Taiwan. Se la Cina dovesse tentare un’invasione, il successo della difesa taiwanese dipenderebbe anche dalla capacità di combattere in modo diffuso, flessibile e imprevedibile, sfruttando il territorio come una risorsa militare. Una conclusione che, paradossalmente, nasce dall’osservazione di uno dei conflitti più sanguinosi e controversi degli ultimi anni.

