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Cohen, il generale ebreo che conquistò la Cina e aiutò la nascita di Israele

Dalla povertà dell’East End londinese alla corte di Sun Yat-sen, fino al voto dell’ONU del 1947, la storia vera di “Due Pistole” Cohen attraversa alcune delle pagine più sorprendenti del Novecento

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 5 min
Cohen, il generale ebreo che conquistò la Cina e aiutò la nascita di Israele

Una vita iniziata nei quartieri più poveri di Londra e terminata con gli onori riservati agli uomini di Stato da due Cine nemiche fra loro. Nel mezzo ci sono rivoluzioni, guerre, servizi segreti, traffici d’armi, una carriera da generale costruita contro ogni logica e perfino un piccolo ma significativo contributo alla nascita dello Stato di Israele. La parabola di Morris “Due Pistole” Cohen è una di quelle storie autentiche che sembrano appartenere alla letteratura d’avventura, eppure ogni sua tappa trova riscontro nella storia del Novecento.

Morris Cohen nacque nel 1887 in Polonia con il nome di Abraham Moishe Mialczyn, in una famiglia ebraica destinata, di lì a poco, a lasciare l’Europa orientale. Quando aveva due anni i genitori si trasferirono nell’East End di Londra, adottarono il cognome Cohen e il piccolo Abraham divenne Maurice, poi conosciuto da tutti come Morris. L’infanzia trascorse fra miseria e criminalità. Ancora adolescente iniziò a vivere di piccoli furti e borseggi, tanto che a dodici anni fu arrestato e spedito in un istituto di rieducazione destinato ai ragazzi ebrei considerati irrecuperabili.
La famiglia, convinta che l’Inghilterra non gli avrebbe mai offerto una seconda possibilità, nel 1905 lo spedì in Canada. Il cambiamento fu radicale. Lavorò come bracciante nelle fattorie del Saskatchewan, imparò a maneggiare con grande abilità la pistola e alternò occupazioni rispettabili ad attività molto meno lecite, fra gioco d’azzardo, truffe e speculazioni immobiliari. Entrò più volte in contatto con la giustizia, ma riuscì anche a costruirsi una discreta reputazione come agente immobiliare.

Il destino cambiò direzione grazie alla comunità cinese immigrata in Canada, che in quegli anni subiva discriminazioni e violenze diffuse. Dopo aver salvato un ristoratore cinese durante una rapina a Saskatoon, Cohen conquistò la fiducia di diversi esponenti della Tongmenghui, la Lega Rivoluzionaria Cinese fondata da Sun Yat-sen per porre fine al dominio della dinastia Qing e costruire una nuova Cina. Da quel momento il giovane avventuriero ebreo divenne una presenza sempre più familiare negli ambienti del movimento rivoluzionario.

Terminata la Prima guerra mondiale, combattuta nelle file del Corpo di spedizione canadese, Cohen sfruttò i rapporti costruiti negli anni precedenti per trasferirsi in Cina. Entrò rapidamente nella cerchia più ristretta di Sun Yat-sen, del quale divenne guardia del corpo, consigliere e uomo di fiducia. Addestrava le sue forze all’uso delle armi da fuoco e al combattimento ravvicinato, accompagnandolo nelle fasi più delicate della lotta politica che avrebbe cambiato il volto del Paese.

Durante uno scontro armato rimase ferito a un braccio. Da allora iniziò a portare con sé due pistole, una per lato, guadagnandosi il soprannome di “Two-Gun Cohen”, “Cohen Due Pistole”, con il quale sarebbe diventato famoso in tutto il mondo. I cinesi, invece, lo chiamavano Ma Kun.
Fra i collaboratori più stretti di Sun Yat-sen figurava anche Moshe Schwartzberg, un ebreo russo fuggito dopo la rivoluzione bolscevica. Secondo diverse ricostruzioni storiche, i due comunicavano spesso in yiddish. Cohen divenne inoltre un punto di riferimento per la piccola comunità ebraica locale e riuscì a convincere Sun Yat-sen a esprimere pubblicamente il proprio sostegno al movimento sionista. Il leader cinese firmò una lettera nella quale auspicava il ritorno del popolo ebraico nella propria terra, un documento che ancora oggi occupa un posto particolare nella storia dei rapporti fra Cina e sionismo.

Dopo la morte di Sun, avvenuta nel 1925, Cohen continuò a operare accanto ai dirigenti del Kuomintang, ai militari nazionalisti e ai familiari del fondatore della Repubblica di Cina. Arrivò perfino a fregiarsi del grado di generale, una qualifica che derivava soprattutto dall’influenza politica e dal prestigio personale più che dal comando effettivo di grandi reparti.

Negli anni dell’invasione giapponese della Cina si occupò di forniture militari, missioni riservate e raccolta di informazioni per l’intelligence britannica. Quando il Giappone occupò Hong Kong nel 1941 riuscì ad aiutare Soong Ching-ling, vedova di Sun Yat-sen, a mettersi in salvo, prima di essere catturato dai giapponesi. Rinchiuso nel campo di prigionia di Stanley, subì torture e interrogatori fino allo scambio di prigionieri del 1943, che gli consentì di rientrare in Canada.

La sua storia si intrecciò anche con quella della nascita di Israele. Secondo diversi biografi, Cohen recuperò la storica lettera di sostegno firmata anni prima da Sun Yat-sen e la utilizzò per convincere il rappresentante della Repubblica di Cina alle Nazioni Unite ad astenersi, anziché votare contro il Piano di Partizione della Palestina del novembre 1947. Gli storici discutono ancora quale sia stato il peso concreto di quel suo intervento sull’esito finale della votazione, ma resta il fatto che la sua iniziativa contribuì a evitare un voto contrario in un passaggio diplomatico particolarmente delicato.

Negli ultimi decenni della sua vita continuò a viaggiare fra il Canada, la Gran Bretagna, Taiwan e la Cina continentale, mantenendo rapporti personali con esponenti di governi ormai divisi dalla Guerra fredda. Morì nel 1970 a Salford, vicino a Manchester. Al suo funerale parteciparono rappresentanti ufficiali sia della Repubblica Popolare Cinese sia della Repubblica di Cina, oggi Taiwan, un omaggio rarissimo in quegli anni. Sulla sua lapide sono incise tre lingue, inglese, ebraico e cinese, quasi a raccontare da sole il percorso irripetibile di un uomo che partì come un ragazzo di strada dell’East End londinese e finì per ritagliarsi un posto nella storia di due continenti.



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