Eva Geller era sopravvissuta alla Shoah, aveva attraversato l’Europa del Novecento e trovato in Australia il luogo dove costruire una nuova vita. È morta a Sydney, a 90 anni, per le complicazioni delle ferite riportate nell’attentato antisemita del 14 dicembre 2025 a Bondi Beach. Con la sua scomparsa sale a sedici il numero delle vittime del massacro compiuto durante una celebrazione pubblica di Hanukkah.
Nata in Romania nel 1936, Geller era riuscita a sfuggire alle persecuzioni naziste quando era ancora bambina. Emigrata successivamente in Australia, era diventata madre, nonna e bisnonna. La sua esistenza aveva conosciuto la tragedia dell’antisemitismo europeo e la possibilità di ricominciare lontano da quel continente. Ottant’anni dopo, la violenza antiebraica l’aveva raggiunta sulla spiaggia più famosa di Sydney.
Quel pomeriggio di dicembre centinaia di persone si erano riunite per festeggiare Hanukkah, la ricorrenza ebraica che celebra la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme. Due uomini armati avevano aperto il fuoco sulla folla, uccidendo quindici persone, tra cui una bambina di dieci anni, e ferendone una quarantina. Secondo gli investigatori australiani, gli attentatori, Sajid Akram e suo figlio Naveed, erano ispirati all’ideologia dello Stato islamico.
Eva Geller era stata colpita gravemente a una gamba. I medici le avevano prospettato l’impossibilità di tornare a camminare, una sentenza alla quale aveva reagito con una determinazione che aveva sorpreso persino chi la curava. Dopo una lunga riabilitazione era riuscita a rimettersi in piedi e a muoversi aiutandosi con un bastone.
Il rabbino Aron Moss, che ha parlato a nome della famiglia, ha ricordato una donna capace di conservare il proprio ottimismo anche durante i mesi trascorsi tra ricoveri e interventi chirurgici. Le complicazioni successive al ferimento avevano progressivamente compromesso le sue condizioni, fino alla morte, avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 novembre.
La vicenda ha suscitato nuove reazioni in Australia, dove l’attentato di Bondi Beach ha aperto un confronto sulla sicurezza delle comunità ebraiche e sulla diffusione dell’antisemitismo. Il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha espresso il proprio dolore ricordando quanto Geller avesse già dovuto affrontare nel corso della vita. Il primo ministro Anthony Albanese ha sottolineato che la donna avrebbe dovuto poter celebrare Hanukkah in pace e sicurezza.
Sul piano giudiziario, la morte di Geller potrebbe modificare il procedimento contro Naveed Akram, 25 anni, sopravvissuto all’intervento della polizia che aveva ucciso suo padre durante l’attacco. Il giovane deve attualmente rispondere di quindici omicidi, quarantatré tentati omicidi e un reato di terrorismo. Le autorità attendono le valutazioni del medico legale per stabilire se aggiungere un’ulteriore imputazione per omicidio. La prossima udienza è prevista per il 24 febbraio 2027.
Intanto prosegue il lavoro della commissione d’inchiesta australiana sull’antisemitismo e sulla coesione sociale, istituita dopo la strage e presieduta dall’ex giudice dell’Alta Corte Virginia Bell. La relazione conclusiva è attesa per il 18 dicembre, pochi giorni dopo il primo anniversario dell’attentato.
La storia di Eva Geller aggiunge a quella tragedia una dimensione particolarmente dolorosa. Una donna che da bambina aveva dovuto fuggire dall’Europa per sottrarsi alla persecuzione degli ebrei è morta per le conseguenze di un attentato diretto contro una festa ebraica, nel Paese in cui aveva trovato rifugio e cresciuto la propria famiglia. La sua morte, quasi undici mesi dopo gli spari di Bondi Beach, ricorda quanto a lungo possano continuare a uccidere le ferite del terrorismo.

