Un incontro ristretto, organizzato nella primavera del 2026, ha portato a Roma esponenti di una rete statunitense legata al nazionalismo bianco. Il luogo scelto non è stato casuale: il retreat, l’incontro europeo di Counter-Currents, si è svolto nella sede occupata di CasaPound in via Napoleone III. A ricostruire l’iniziativa è Marco Carta su Repubblica, sulla base del resoconto pubblicato da Greg Johnson, fondatore del network americano.
Per cinque giorni meno di cinquanta persone hanno partecipato a incontri, cene, discussioni e visite nella capitale. È lo stesso Johnson a spiegare perché Roma sia stata scelta per l’incontro europeo. Nel suo racconto la città occupa da tempo un posto particolare nell’immaginario del movimento e la proposta di organizzare qui la riunione avrebbe incontrato un consenso quasi immediato.
Il rapporto con CasaPound emerge come uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Johnson racconta di aver conosciuto Alberto Palladino a Kiev nel 2018 e di aver successivamente stabilito un contatto con un esponente indicato come responsabile delle relazioni internazionali del movimento italiano.
Johnson non nasconde il giudizio che attribuisce a CasaPound. Nel suo resoconto la presenta come una realtà identitaria e nazionalista, collegata alla tradizione della Terza Posizione, e la definisce esplicitamente fascista. Il tono, però, è tutt’altro che distaccato. Il fondatore di Counter-Currents manifesta interesse per la capacità del movimento italiano di costruire una comunità e trasformare le idee in una struttura capace di agire e creare relazioni concrete.
È questo l’aspetto che rende l’esperienza romana significativa nel racconto americano. Johnson considera CasaPound un caso che merita di essere studiato più a fondo proprio per la sua capacità di creare una presenza fisica e una rete di rapporti che vada oltre la comunicazione online.
La sede di via Napoleone III era inoltre un obiettivo che Johnson aveva immaginato fin dalle prime fasi dell’organizzazione. Inizialmente sperava di riuscire almeno a portare i partecipanti in visita alla sede di CasaPound, alla libreria del movimento e al Cutty Sark, il pub legato all’ambiente di CasaPound.
Il programma comprendeva una cena di apertura e, dal giorno successivo, una serie di panel dedicati a Roma, alla religione e al finanziamento delle attività. Tra le persone coinvolte Johnson cita Jared Taylor, Kevin DeAnna, Roger Devlin, David Zsutty, Alberto Palladino e un’esponente di CasaPound indicata nel suo resoconto soltanto come Chiara. Una delle attività prevedeva inoltre la preparazione di brevi proposte rivolte a potenziali finanziatori, con l’obiettivo di mettere alla prova la capacità dei partecipanti di presentare un progetto e raccogliere le risorse necessarie a sostenerlo.
Circa metà dei partecipanti è rimasta a Roma per altri cinque giorni, visitando il Colosseo, il Foro Romano, il Vaticano, la Galleria Borghese, il Foro Italico e l’Eur. Un itinerario attraverso luoghi che rappresentano epoche diverse della capitale, mentre il punto di riferimento politico del gruppo rimaneva la sede di CasaPound.
Il passaggio dalla dimensione virtuale a quella reale sembra essere uno dei temi più importanti del racconto di Johnson. Per il fondatore di Counter-Currents, la costruzione di rapporti personali e collaborazioni dirette è essenziale per dare consistenza a un movimento che voglia radicarsi anche al di fuori della rete. Il meeting romano viene quindi presentato come un’esperienza concreta di questa strategia.
La vicenda mostra il tentativo di creare collegamenti stabili tra ambienti radicali di Paesi diversi attraverso appuntamenti riservati e rapporti diretti. L’incontro romano assume così un significato che supera la presenza nella capitale di alcune decine di militanti e simpatizzanti.
La questione posta dal meeting riguarda soprattutto la capacità di queste reti di trasformare affinità ideologiche nate e cresciute online in strutture, finanziamenti e collaborazioni internazionali. È su questa evoluzione, più che sulla semplice presenza a Roma dei partecipanti al retreat, che l’iniziativa di Counter-Currents merita attenzione.