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Erdogan: porte aperte ad Hamas e ai predicatori per l’Occidente

A Istanbul il “Hope Forum” riunisce la Diyanet, organizzazioni islamiche internazionali ed esponenti di Hamas con l’obiettivo di formare comunicatori capaci di portare il messaggio sulla Palestina anche nelle società occidentali

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 4 min
Erdogan: porte aperte ad Hamas e ai predicatori per l’Occidente

La Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha ospitato a Istanbul, dal 14 al 18 agosto, il “Hope Forum”, un incontro dedicato alla Palestina organizzato con la partecipazione della Diyanet (la Presidenza degli Affari Religiosi della Turchia), dell’International Union of Muslim Scholars (IUMS) e dell’Ibn Haldun University. Il forum era rivolto a studiosi, giovani predicatori, intellettuali e opinion maker provenienti da diversi Paesi musulmani, con un obiettivo dichiarato: rafforzare la comunicazione sulla questione palestinese e fornire ai partecipanti strumenti per rivolgersi anche all’opinione pubblica occidentale.

La scelta degli ospiti ha attirato particolare attenzione. Nel programma compariva Bassem Naim, esponente della leadership politica di Hamas, presentato semplicemente come “politico palestinese”. Il Dipartimento del Tesoro americano lo ha sanzionato nel novembre 2024 indicandolo come membro di alto livello di Hamas e responsabile del Consiglio per le relazioni internazionali del movimento. Tra gli ospiti figurava anche Abd al-Nasser Issa, già esponente di primo piano di Hamas. L’IUMS ha inoltre diffuso un intervento di Suhail al-Hindi, indicandolo per il suo precedente incarico nell’UNRWA, senza menzionare nella presentazione la sua attuale appartenenza all’ufficio politico di Hamas.

La presenza della Diyanet collega direttamente l’iniziativa all’apparato statale turco. L’istituzione dipende direttamente dalla presidenza della Repubblica turca ed è responsabile dell’organizzazione religiosa nazionale, con oltre 90.000 moschee in Turchia e una struttura che coordina imam, programmi religiosi e sermoni. La sua attività si estende anche all’estero attraverso una rete di fondazioni, moschee e programmi educativi. Secondo i dati citati nell’articolo, la Türkiye Diyanet Foundation, collegata alla Diyanet, svolge attività in almeno 145 Paesi e negli Stati Uniti dispone di una rete composta da 11 sedi dirette e 25 associazioni locali affiliate.

Il rapporto tra Diyanet e IUMS si inserisce in una collaborazione che ha precedenti. L’International Union of Muslim Scholars è stata fondata nel 2004 da Yusuf al-Qaradawi, figura storicamente legata ai Fratelli Musulmani. Nel 2017 Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein inserirono l’organizzazione nelle proprie liste terroristiche, decisione contestata dalla Turchia. Negli Stati Uniti l’IUMS non è attualmente designata come organizzazione terroristica.

La collaborazione assume quindi un rilievo particolare perché mette attorno allo stesso tavolo un’organizzazione islamica internazionale, un’istituzione religiosa direttamente legata allo Stato turco e figure di Hamas. Il forum non si limitava alla discussione del conflitto, ma puntava anche alla formazione di persone capaci di riportare i messaggi elaborati a organizzazioni e comunità nei rispettivi Paesi. Tra gli obiettivi ufficiali comparivano infatti la trasformazione del discorso religioso sulla Palestina “dagli slogan alla costruzione della consapevolezza” e la capacità di affrontare il pubblico occidentale con un linguaggio ritenuto comprensibile.

La dimensione internazionale della Diyanet rende il quadro ancora più ampio. L’istituzione turca dispone infatti di una presenza consolidata negli Stati Uniti, dove sostiene attività religiose, educative e culturali e mantiene rapporti con moschee, studenti e organizzazioni musulmane. Nel comitato scientifico di un simposio della Diyanet previsto nel 2026 figurano anche funzionari religiosi turchi presenti nel Paese e il direttore esecutivo di CAIR-Philadelphia, sezione locale del Council on American-Islamic Relations, oltre al responsabile dell’ufficio di Washington della SETA Foundation, think tank turco attivo nel campo della ricerca politica, economica e sociale.

Il “Hope Forum” mostra così come la questione palestinese venga utilizzata anche come strumento di mobilitazione religiosa e di costruzione del consenso. Istanbul diventa un punto d’incontro tra istituzioni dello Stato turco, organizzazioni islamiche internazionali e rappresentanti della leadership palestinese, mentre la Diyanet mette a disposizione una struttura che opera ben oltre i confini della Turchia. La collaborazione con l’IUMS e la presenza di esponenti di Hamas mostrano la dimensione politica che può assumere questo network religioso, con particolare attenzione alla formazione di nuovi predicatori, comunicatori e opinion maker destinati a operare anche nelle società occidentali.