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Gaza, il rapporto UNICEF riapre il caso della fame

La malnutrizione acuta infantile è all’1,3 per cento e il 4 per cento dei bambini risulta sovrappeso. I dati di giugno impongono cautela nel confronto con il 2025

Paolo Montesi

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Gaza, il rapporto UNICEF riapre il caso della fame

La malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni nella Striscia di Gaza è oggi all’1,3 per cento, mentre il 4 per cento risulta sovrappeso. Sono due dei dati contenuti nella nuova indagine SMART pubblicata dall’UNICEF il 24 agosto, la più ampia rilevazione nutrizionale condotta nella Striscia dall’inizio della guerra. Numeri destinati a riaprire la discussione sulla fame a Gaza, anche se da soli non consentono di stabilire quali fossero le condizioni della popolazione nell’estate del 2025.

L’indagine è stata realizzata tra il 31 maggio e il 15 giugno 2026 dal Nutrition Cluster per lo Stato di Palestina, coordinato dall’UNICEF, misurando 1.335 bambini fino a cinque anni distribuiti in 147 gruppi territoriali. Per valutare la malnutrizione acuta è stato utilizzato anche il rapporto tra peso e altezza, uno degli indicatori antropometrici standard impiegati nelle indagini nutrizionali.

Il risultato sulla malnutrizione acuta è particolarmente basso. L’UNICEF stesso la definisce «low», pur sottolineando che il quadro complessivo rimane problematico. Il 12,2 per cento dei bambini presenta infatti un ritardo della crescita, il 37,1 per cento aveva sofferto di diarrea nelle due settimane precedenti l’indagine e soltanto il 22,4 per cento dei bambini tra sei e 23 mesi aveva ricevuto una dieta minima considerata accettabile. Il 73 per cento aveva inoltre consumato il giorno precedente alimenti classificati come poco salutari.

Poi c’è quel 4 per cento di bambini sovrappeso, un dato che ha attirato particolare attenzione perché appare difficilmente conciliabile, a prima vista, con l’immagine di una popolazione uniformemente ridotta alla fame. L’UNICEF offre però una lettura diversa. La contemporanea presenza di malnutrizione, ritardo della crescita e sovrappeso indicherebbe soprattutto una pessima qualità dell’alimentazione, nella quale l’apporto calorico può essere sufficiente per alcuni bambini senza garantire proteine, micronutrienti e varietà alimentare adeguati.

La questione più delicata riguarda il confronto con il 2025. Nell’agosto di quell’anno l’Integrated Food Security PhaseClassification aveva dichiarato condizioni di carestia nel governatorato di Gaza, una conclusione che Israele contestò duramente, mettendo in discussione dati, criteri utilizzati e informazioni sulla quantità di aiuti entrati nella Striscia. Quella valutazione ebbe un’enorme risonanza internazionale e contribuì ad alimentare l’accusa secondo cui Israele stesse deliberatamente affamando la popolazione palestinese.

Il nuovo studio, tuttavia, fotografa una situazione successiva di circa dieci mesi. Lo precisa la stessa UNICEF, avvertendo che una rilevazione SMART descrive le condizioni esistenti nel momento in cui viene effettuata e non permette di ricostruire retroattivamente quelle di periodi precedenti. Inoltre, circa il 17 per cento della popolazione della Striscia, pari a 358 mila persone, è rimasto fuori dal campione per ragioni di sicurezza e di accessibilità.

Tra le due rilevazioni è cambiato anche un elemento essenziale. Dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 gli aiuti umanitari e il traffico commerciale sono aumentati considerevolmente. Secondo l’UNICEF, i bambini ricoverati nei programmi per la malnutrizione acuta, quasi 17 mila nell’agosto 2025, erano scesi sotto i tremila nel marzo successivo. Per l’organizzazione internazionale è proprio l’aumento delle forniture a spiegare una parte sostanziale del miglioramento.

È quindi eccessivo sostenere, sulla base del rapporto appena pubblicato, che esso dimostri l’inesistenza della crisi alimentare del 2025. Sarebbe però altrettanto difficile ignorare ciò che la nuova indagine documenta. A giugno 2026, nelle aree accessibili incluse nello studio, la malnutrizione acuta dei bambini sotto i cinque anni era bassa e il quadro nutrizionale risultava assai più articolato di quello evocato dall’immagine indistinta di una popolazione alla fame.

Ed è proprio questa differenza a rendere il rapporto importante. Le accuse di carestia hanno conseguenze politiche, diplomatiche e giuridiche enormi e richiedono dati verificabili, criteri trasparenti e un’attenzione rigorosa alle date cui quei dati si riferiscono. Gaza continua ad avere gravi problemi alimentari e sanitari, come dimostrano il ritardo della crescita, la cattiva qualità della dieta e l’incidenza delle malattie infantili. Il rapporto UNICEF aggiunge però un elemento che ogni futura valutazione dovrà tenere presente. Nel giugno 2026 la malnutrizione acuta infantile era all’1,3 per cento. Un dato che merita di essere letto per quello che dice, senza fargli dire ciò che, scientificamente, non può dimostrare.