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La fabbrica russa del falso istituto israeliano

OpenAI scopre una rete che usava ChatGPT per promuovere un centro studi fantasma e diffondere contenuti favorevoli a Mosca

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
La fabbrica russa del falso istituto israeliano

Un istituto di ricerca con sede dichiarata in Israele, studiosi di fama mondiale, articoli accademici e persino un indice internazionale sulla sovranità degli Stati. Dietro questa facciata autorevole si muoveva un’operazione d’influenza partita con ogni probabilità dalla Russia, nella quale ChatGPT veniva utilizzato per produrre e diffondere sui social contenuti favorevoli a Mosca. OpenAI l’ha individuata e il 25 agosto ha annunciato di avere bloccato gli account coinvolti.

Al centro dell’operazione figurava l’International Burke Institute, IBI, presentato come una comunità internazionale di esperti con un indirizzo in Israele. Il sito era stato registrato nel febbraio 2025 e, a una prima occhiata, possedeva molti degli elementi capaci di conferire rispettabilità a un centro studi. Comparivano tra gli esperti personalità come Francis Fukuyama e Noam Chomsky, insieme a ricerche e analisi apparentemente specialistiche.

Un controllo più accurato ha fatto crollare la costruzione. OpenAI ha esaminato 36 articoli pubblicati tra settembre 2025 e maggio 2026 e collegati agli esperti indicati dal sito. Trentaquattro risultavano copiati da altre fonti online. Alcuni erano vecchi di anni, altri venivano attribuiti ad autori diversi da quelli reali. Un articolo sul corridoio economico tra Cina e Pakistan, per esempio, proveniva da un lavoro pubblicato dalla Cambridge University Press, mentre sul sito dell’IBI figurava sotto il nome di un’altra studiosa.

Il dettaglio più interessante riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale. Gli articoli ospitati dal falso istituto, precisa OpenAI, non erano stati prodotti attraverso i suoi modelli. ChatGPT serviva soprattutto per costruire attorno all’IBI una presenza digitale credibile e moltiplicarne la diffusione. Gli operatori impartivano istruzioni in russo e ottenevano testi destinati a X, Facebook, LinkedIn, Telegram e Substack, prevalentemente in inglese. Chiedevano inoltre al sistema di eliminare dalle formulazioni gli indizi linguistici che avrebbero potuto tradirne l’origine russa.

Poiché i servizi di OpenAI non sono disponibili in Russia, gli account utilizzavano VPN per aggirare le restrizioni. L’intelligenza artificiale diventava così anche uno strumento per cancellare le impronte dell’autore, consentendo a chi scriveva da un Paese di presentarsi con maggiore facilità come appartenente a un altro ambiente linguistico e culturale.

A rafforzare l’apparenza scientifica provvedeva un cosiddetto “indice di sovranità”, elaborato dall’IBI e utilizzato per giudicare diversi Paesi. La Russia ne usciva particolarmente bene, mentre Francia, Germania, Stati Uniti e Unione europea erano oggetto di analisi fortemente critiche. L’operazione si estendeva inoltre a canali Telegram rivolti a pubblici nazionali diversi. Uno di questi, il tedesco Lahme Ente, pubblicava regolarmente contenuti contro l’Ucraina, l’Unione europea e il governo di Berlino, sostenendo la necessità di migliori rapporti con Mosca.

L’indagine lascia tuttavia aperto un punto importante. OpenAI ha trovato tracce online secondo le quali alcune persone reali in Israele potrebbero avere rappresentato l’IBI nella presentazione di articoli e durante conferenze. La società afferma di non essere in grado di stabilire quale fosse il loro rapporto con l’istituto e con gli operatori russi. È quindi improprio descrivere l’intera struttura come semplicemente inventata in ogni sua componente. Ciò che emerge con chiarezza è l’origine russa degli account ChatGPT utilizzati per promuoverla e occultare la provenienza dei messaggi.

Quanto ai risultati, l’operazione sembra avere ottenuto un successo modesto. I post sui social raccoglievano generalmente poche visualizzazioni e gli account ufficiali dell’IBI avevano pochi iscritti, anche se alcuni canali Telegram collegati raggiungevano fra i 10 mila e i 20 mila follower. Ed è proprio qui che il caso diventa più significativo. Il valore di una simile operazione si misura anche nella possibilità di costruire a costi ridotti un ecosistema destinato a crescere nel tempo. Un sito dall’aspetto professionale, esperti prestigiosi usati come certificato di autorevolezza, testi accademici sottratti alle fonti originali e una rete di account capaci di rilanciarli possono trasformare un messaggio politico in un contenuto apparentemente indipendente.

L’intelligenza artificiale rende questa macchina più veloce, economica e adattabile a lingue e pubblici differenti. Nel caso dell’International Burke Institute ha prodotto anche l’effetto opposto a quello cercato dai suoi utilizzatori. Le tracce lasciate nell’impiego di ChatGPT hanno aiutato OpenAI a risalire agli account e a smantellare la rete. È una corsa già cominciata, nella quale gli stessi strumenti che facilitano le campagne di influenza possono diventare decisivi per scoprirle.