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Se dovessi dimenticarti Safed…

Dalla capitale della Kabbalah ai pogrom dimenticati, il volto nascosto di una delle città simbolo dell’ebraismo

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 4 min
Se dovessi dimenticarti Safed…

Lettera di un ebreo di Safed chiedente aiuto alla Comunità Ebraica di Londra durante i moti arabi, 10 agosto 1834

Safed (Zfat) è una tranquilla cittadina israeliana situata a 850 metri sopra il livello del mare, con un clima asciutto e una fresca brezza serale. Per molti anni è stata meta di turismo interno durante l’estate, per coloro che cercavano refrigerio in fuga dalla calura del lungomare israeliano. Nella storia è stata la capitale mondiale del movimento cabalistico che, nella seconda metà del XVI secolo, ha vantato esponenti gloriosi come Isaac Luria, detto HaAri, oppure Yosef Caro, che scrisse il suo celebre trattato Shulchan Arukh (La tavola imbandita), libro di riferimento assoluto della religione ebraica.

Il paesaggio bucolico del luogo, con una vista mozzafiato sul Lago di Tiberiade, maschera completamente il passato tormentato di questa località della Galilea. Safed è stata una delle quattro città sante dell’ebraismo, in compagnia di Gerusalemme, Hebron e Tiberiade. Insieme, queste quattro città hanno mantenuto viva la tradizione della Torah nei secoli, in attesa che accadesse un miracolo. La bellezza del paesaggio, tuttavia, nasconde un passato tragico.

Nel mese di gennaio del 1517, in una fase di transizione tra il potere dei Mamelucchi e la conquista ottomana, i sostenitori dei Mamelucchi deposti assaltarono la comunità ebraica, saccheggiando e abbandonandosi a efferatezze indescrivibili. Gli ebrei furono costretti a fuggire, spesso nudi, e a nascondersi nelle valli circostanti. Nonostante la gravità degli eventi, ebbero la forza di riprendersi grazie anche all’aiuto della comunità ebraica dell’Egitto.

Nel mese di giugno del 1834, durante la festa ebraica di Shavuot (Pentecoste), ebbe inizio un mese di attacchi contro gli indifesi ebrei di Zfat da parte di contadini arabi e drusi in rivolta contro Ibrahim Pasha d’Egitto, governatore ottomano della Terra Santa. Egli diede ordine di reclutare arabi nel proprio esercito, mentre ebrei e cristiani erano esentati. Ciò bastò a dare il via a saccheggi e gravi violenze. Sinagoghe furono distrutte, ebrei furono feriti e uccisi, donne furono stuprate. Dopo 33 giorni, l’esercito di Ibrahim Pasha riuscì a fermare le violenze, arrestando alcuni banditi che furono poi giustiziati ad Akko.

Il 29 agosto 1929, pochi giorni dopo il terribile pogrom di Hebron, gli ebrei di Zfat furono vittime dell’ennesimo attacco. Una ventina furono assassinati, ottanta feriti e duecento case incendiate. Le folle di assalitori arabi erano incitate dal Gran Mufti di Gerusalemme, il famigerato Haj Amin al-Husseini. Un insegnante ebreo, Aphriat, sua moglie e la madre furono uccisi. I criminali entrarono poi negli orfanotrofi e spaccarono le teste ai bambini. La polizia britannica non fece una piega. Tutto ciò è stato raccontato da un residente ebreo della città, diventato molti anni dopo membro del parlamento israeliano, David Hacohen.

Sia chiaro, quanto riportato è solo un breve sommario di quanto accaduto: ci sarebbe da riempire pagine e pagine. Delle tragedie degli ebrei a Safed, oltre a studiosi ebrei, non interessa praticamente a nessuno. Il New York Times del 1° settembre 1929 segnala un’amara polemica tra gli ebrei della Palestina mandataria e i governanti britannici per non avere protetto la comunità di Zfat.

All’inizio di questa narrazione ho descritto la tenacia degli ebrei religiosi di Zfat, che per secoli hanno sperato nel miracolo, sopportando l’insopportabile. Ma nel 1882 arrivò nella Palestina ottomana un gruppo di ebrei socialisti, i BILU (dall’ebraico “Bnei Yaakov lechu ve-nelcha = figli di Giacobbe, andate e andiamo), provenienti da Kharkiv, Ucraina. Non sapevano quasi nulla di religione ebraica, avevano però la fibra giusta (oggi sappiamo di che pasta sono fatti gli ucraini) e iniziò una nuova fase. L’Onnipotente agisce per vie misteriose.

Il titolo trae spunto dalla famosa frase “se ti dimenticassi Gerusalemme che si secchi la mia destra”


Se dovessi dimenticarti Safed…