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Russia. Fatwa contro Hillel Neuer, il direttore di UN Watch

Mosca inserisce l’attivista canadese tra i 103 cittadini colpiti dalle nuove controsanzioni. La risposta di Neuer: «È una medaglia d’onore»

Alessandro Carmi

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Russia. Fatwa contro Hillel Neuer, il direttore di UN Watch

Hillel Neuer, direttore esecutivo di UN Watch e una delle voci più critiche nei confronti delle dittature che siedono o influenzano le Nazioni Unite, è stato inserito dal governo russo nella lista dei cittadini canadesi ai quali sarà vietato per sempre l’ingresso nel Paese. La decisione è stata annunciata dal ministero degli Esteri di Mosca nell’ambito di un nuovo pacchetto di controsanzioni che colpisce 103 cittadini canadesi accusati di attività ostili alla Federazione Russa.

La misura arriva in risposta alle nuove sanzioni adottate da Ottawa contro la Russia e contro la cosiddetta “flotta ombra” utilizzata per aggirare le restrizioni occidentali sul commercio energetico. Il governo di Mosca ha sostenuto che le persone finite nella lista avrebbero contribuito a screditare l’ordine costituzionale russo e la sua politica estera.

Accanto a Neuer figurano ministri del governo canadese, parlamentari, senatori, alti funzionari e l’ex ambasciatore canadese in Russia William Westdal. Si tratta di un elenco che il Cremlino presenta come una risposta politica alle iniziative di sostegno all’Ucraina e alle misure economiche adottate da Ottawa contro il regime di Vladimir Putin.

Per chi segue da anni il lavoro di UN Watch, la decisione russa appare tutt’altro che sorprendente. Neuer, avvocato canadese residente a Ginevra, è stato infatti uno dei protagonisti della campagna internazionale che nel 2022 portò all’espulsione della Russia dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dopo l’invasione dell’Ucraina. Da allora ha continuato a collaborare con dissidenti russi, organizzazioni per i diritti umani e familiari di oppositori perseguitati dal regime.

Ogni anno UN Watch promuove il Geneva Summit for Human Rights and Democracy, un appuntamento che ha dato spazio a figure come Garry Kasparov, ai familiari di Alexei Navalny e ad altri esponenti dell’opposizione democratica russa. L’organizzazione ha inoltre sostenuto campagne internazionali per la liberazione del dissidente Vladimir Kara-Murza e ha più volte denunciato arresti politici, repressione interna e violazioni dei diritti fondamentali attribuite alle autorità russe.

La reazione di Neuer è stata immediata e volutamente provocatoria. «Essere bandito dal regime di Vladimir Putin non è una punizione, è un distintivo d’onore», ha dichiarato. Secondo il direttore di UN Watch, la decisione conferma l’imbarazzo del Cremlino di fronte alle critiche internazionali e alla documentazione sulle violazioni dei diritti umani compiute in Russia e nei territori coinvolti dalla guerra in Ucraina.
Mosca, dal canto suo, ha accompagnato l’annuncio con una lunga dichiarazione nella quale accusa il Canada di sostenere le autorità ucraine, interferire negli affari interni russi e ignorare gli interessi strategici della Federazione. Una retorica ormai familiare che accompagna quasi tutte le liste di proscrizione emanate dal Cremlino dall’inizio della guerra.

Negli ultimi anni la Russia ha vietato l’ingresso a centinaia di personalità occidentali, tra cui politici, giornalisti, attivisti e figure pubbliche considerate ostili. Nella lista compaiono in passato nomi come Garry Kasparov, Bill Browder, Antony Blinken e numerosi parlamentari europei e nordamericani. L’inserimento di Hillel Neuer segue la stessa logica: colpire simbolicamente chi contribuisce a mantenere alta l’attenzione internazionale sulle attività del regime russo.

Per UN Watch la vicenda rappresenta paradossalmente una conferma dell’efficacia del proprio lavoro. «La Russia può impedirmi di entrare nel suo territorio», ha affermato Neuer, «ma non può impedire a noi di denunciare le ingiustizie». Una frase che sintetizza bene il significato politico dell’episodio. Il Cremlino dispone del potere di chiudere le frontiere; molto più difficile risulta invece chiudere il dibattito internazionale sulle sue responsabilità.