Alle 9.27 del 7 ottobre 2023 Roni Eshel scrisse a sua madre Sharon: «Mamma, sto bene, sono di turno, non preoccuparti, ti voglio bene». Fu l’ultimo messaggio. Roni aveva diciannove anni, era una delle osservatrici dell’esercito israeliano di stanza nella base di Nahal Oz e da quella mattina risultò ufficialmente dispersa per oltre un mese. La famiglia sperò che fosse stata rapita e portata a Gaza. Il 9 novembre arrivò invece la conferma che era stata uccisa durante l’assalto di Hamas.
Roni era nata a Tel Aviv e viveva con i genitori, Sharon ed Eyal, e i fratelli Yael e Alon a Tzur Yitzhak. Si era arruolata nell’agosto precedente e aveva scelto un incarico che considerava importante, quello di osservare continuamente il confine con Gaza, individuare movimenti sospetti e riferire ciò che accadeva. Le compagne la chiamavano «il cuore della sala operativa». A casa era «Ronki Ponki», quella che rideva più forte degli altri, adorava i bambini e faceva da babysitter alle famiglie del paese.
In macchina ascoltava ad alto volume Tuna, Idan Amedi e Ran Danker. Dopo la sua morte, gli artisti seppero quanto Roni amasse le loro canzoni e andarono a trovare la famiglia, cantando per loro. È uno di quei dettagli che impediscono ai numeri del 7 ottobre di cancellare le persone: una ragazza di diciannove anni che guidava ascoltando musica israeliana, progettava viaggi dopo il servizio militare e, come raccontò una zia, voleva semplicemente «divorare la vita».
La storia di Roni contiene anche una delle ferite ancora aperte di quella giornata. Le osservatrici di Nahal Oz erano gli «occhi» dell’esercito lungo il confine. Per settimane avevano segnalato addestramenti, movimenti e comportamenti anomali di Hamas. Eyal Eshel ha raccontato che la figlia gli parlava dei terroristi intenti a studiare la barriera, della quale conoscevano ormai quasi ogni angolo. Altre giovani della base avevano riferito alle famiglie che Hamas stava preparando qualcosa di grande. Quegli allarmi non ottennero la risposta che le osservatrici si aspettavano.
Il 7 ottobre le osservatrici continuarono a fare il loro lavoro mentre la base veniva travolta. Quindici di loro furono uccise a Nahal Oz e altre vennero rapite. Roni rimase al proprio posto. Le registrazioni e le testimonianze successive hanno permesso di ricostruire le ultime ore delle ragazze, che continuarono a comunicare ciò che vedevano mentre intorno a loro la difesa israeliana crollava. Per la famiglia Eshel, ricordare Roni significa perciò anche chiedere che si accerti perché quegli avvertimenti non furono ascoltati.
Nel 1939 Ze’ev Jabotinsky parlò di una generazione di giovani ebrei con parole che, ottantaquattro anni dopo, sembrano descrivere anche qualcosa di quella mattina: «Questa gioventù crede, combatte, si sacrifica». Scriveva di giovani il cui ideale era servire il proprio popolo e la propria patria. La distanza storica è enorme e non serve forzare il paragone. Nel caso di Roni resta un dato semplice: aveva diciannove anni, aveva scelto di servire e continuò a farlo fino alla fine.
La famiglia ha scelto però di non lasciare la sua memoria dentro una base bruciata. A Tzur Yitzhak è nato Park Roni, un parco pubblico di circa quattro dunam con alberi da frutto, spazi per bambini e due postazioni di osservazione dello stesso tipo di quelle utilizzate dalle soldatesse di Nahal Oz. È insieme un giardino e una piccola aula a cielo aperto: i bambini possono giocare, raccogliere frutta e scoprire chi erano Roni e le altre osservatrici.
La scelta non è casuale. Roni amava i bambini e aveva una passione per la frutta. Il padre Eyal ha spiegato di volere che chi entra nel parco ricordi soprattutto il suo sorriso e il suo senso di responsabilità. Sul monumento dedicato a lei compare una frase che le apparteneva: «Fare tutto con un sorriso rende le cose più facili». La famiglia ha trasformato così un luogo della memoria in qualcosa che continua a essere usato, attraversato e abitato.
Tre anni dopo il 7 ottobre, Roni Eshel resta una ragazza in uniforme davanti a uno schermo, una figlia che rassicura sua madre mentre intorno la situazione sta precipitando, una voce che aveva visto arrivare il pericolo. La sua storia conserva insieme due cose che Israele non ha ancora separato: il sacrificio di chi rimase al proprio posto e la domanda su chi avrebbe dovuto ascoltarlo.