Dopo quasi due giorni di tregua in Libano, un casco blu francese è stato vittima di un agguato di Hezbollah. Nonostante il presidente francese Macron accusi apertamente Hezbollah richiedendo al Libano l’arresto dei responsabili e nonostante pure l’UNIFIL, forza militare dell’ONU, abbia svolto un’indagine preliminare che non lascia dubbi su chi sia l’artefice dell’agguato, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres condanna l’attacco ma non l’aggressore, adottando la via della genericità: “Tutti gli attori rispettino la cessazione delle ostilità e il cessate il fuoco”.
Questa dimenticanza non è passata inosservata, secondo il ministro degli Esteri israeliano Sa’ar: “A questo livello, sorvolare su Hezbollah non è un errore, è una scelta politica” e aggiunge: “come scrivere una critica al film “Lo squalo” senza mai ricordare lo squalo”.
Non è la prima volta in cui Guterres mette “tutti gli attori” geopolitici sullo piano, come meglio si evince da sue dichiarazioni recenti quasi “a braccio”: “La verità è che Hezbollah e Israele si sono sempre aiutati l’un l’altro per destabilizzare il governo libanese”, continua sostenendo che le azioni dell’uno servano da pretesto per le manovre dell’altro. In questo caso tutta la premura diplomatica svanisce, suggerisce che i due siano due facce dello stesso male, insinuando addirittura “complicità” tra un’organizzazione terroristica di fondamentalisti islamici e uno stato democratico laico, appiattendoli dal punto di vista legale e morale.
Questo non fa che alimentare un timore, che il Segretario Guterres e in generale l’ONU abbiano pregiudizi politici sistemici contro Israele.
Infatti secondo un nuovo rapporto della Missione permanente di Israele presso l’ONU, le Nazioni Unite spendono circa 100 milioni di dollari all’anno in rapporti, dibattiti e campagne per “pura propaganda contro lo Stato di Israele”, come l’ha definita l’ambasciatore israeliano presso l’ONU, Danny Danon, arrivando a 100 rapporti all’anno su Israele e palestinesi, tutto ciò non può che produrre rapporti ripetitivi, politicamente orientati e di parte.
Da questa analisi risulta che organismi delle Nazioni Unite come la Divisione per i Diritti dei Palestinesi e numerosi comitati dell’Assemblea Generale, appositamente formari, hanno l’unico scopo di promuovere la causa palestinese.
Al centro di questo sistema c’è l’UNRWA: nonostante le rivelazioni sull’infiltrazione di Hamas e le preoccupazioni sulla neutralità, l’agenzia continua a ricevere un trattamento preferenziale, finanziamenti aggiuntivi e protezione politica, con una proposta di bilancio annuale di circa 86 milioni di dollari.
Ma occorre sottolineare che non è tutta farina del sacco israeliano: a sostenere queste critiche è stato proprio il precedente Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon nel 2016, dichiarando: “Non dobbiamo mai accettare i pregiudizi contro Israele all’interno degli organi dell’ONU. Decenni di manovre politiche hanno creato un volume sproporzionato di risoluzioni, rapporti e conferenze che criticano Israele”.
A quasi dieci anni da quel monito il pregiudizio sistemico interno non solo è rimasto, ma sembra essersi trasformato in una prassi consolidata guidata da una scelta politica.
Politica Onu. Sorvolare su Hezbollah